Morte, vita e amore cucite dal filo della malinconia: a Radio PortaLecce un dialogo importante con Serena Corrao durante la trasmissione del 18 ottobre scorso. La Corrao è poetessa ed artista poliedrica, impegnata nelle scuole tra i giovani con l’insegnamento e nel lavoro di counseling con gli adulti e famiglie; con esperienze importanti all’estero in Paesi come la Scozia.
Un dialogo importante quello con la vincitrice del primo premio di un concorso nazionale di poesia e narrativa (XII edizione Casa Editrice MDS a Pisa il 20 ottobre 2024 Area Protetta), tra gli Autori pubblicati quest’anno 2025 nella nuova edizione nella prossima antologia di poesia. La sofferenza è il travagliato percorso necessario per l’evoluzione umana secondo Serena.
Parlando di “Fiato minimo“ raccolta di sei canti (Musicaos Editore), la Corrao sottolinea la necessità di “sentirsi vivi nella ricerca dell’ascolto degli altri”. La malinconia arriverebbe proprio in assenza di questo ascolto, di accoglienza, per cui non bisogna mai stancarci di rendere il nostro ringraziamento per i doni che la vita ci ha fatto.
Serena Corrao sottolinea la provocazione intrinseca della malinconia come “linfa vitale e slancio dell’essere della vita”. Seguendo la psicoanalisi moderna ed autori come Massimo Recalcati nella lettura del testo biblico, Serena esprime e fa suo il pensiero “Cristo è l’invito a stare nella vita, a ricordarsi di essere generati dalla sovrabbondanza del desiderio della vita e dare stupore e splendore alla vita. Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti e voi pensate ai vivi e siate vivi !”.
Abitare il tempo, affidarsi alla vita facendo da sé, ma non da soli: se è vero che “Dio porta i nostri nomi incisi sul palmo delle mani” la Corrao esprime il monito ad uscire dalle paure, dalle paralisi della vita, per dare un senso alla nostra vita. La creatività ribalta il senso della malinconia. La poetessa utilizzerebbe così un “fiato minimo” per urlare, per stimolare la necessità di spronare all’azione e alla vita, questo perché i suoi sono canti legati alla fragilità e alla sofferenza dell’umanità (caratterizzata da timidezza, da paure, lasciando proprio la voce nel “sussurro” ).
“A volte io stessa trattengo il respiro” dice ancora l’ospite che ricorda pure come spesso le fessure di dolore, le nostre ferite, in realtà resteranno per sempre nell’anima, mentre noi stessi impariamo a costruirci bellezza ed arte intorno. La felicità è fugace, la gioia è invece uno stato dell’essere, una vocazione e un progetto di vita. La vita non è ferma, sostiene Serena, ma va avanti e produce bellezza. Spiritualità impegnativa e impegnata, ricerca di un cammino teologico che con la gioia necessita comunque di rigore e di serietà.
L’arké del Divino ricercata anche nel femminile dalla Corrao nella sua raccolta “Geco” (e altri racconti d’eros e d’amore ). Dio che è Padre ma allo stesso tempo Madre: il femminile creativo, la creatività del femminile umano. La forza biologica del corpo e dell’eros. La responsabilità della donna è di trasmettere il valore della vita alle nuove generazioni, l’immagine mariana che schiaccia il serpente fa da sfondo a questo pensiero. Il femminile lo si ritrova anche nell’immagine della poetessa relativa alla luna. Serena Corrao sottolinea come la luna sia un grande femminile, con la sua rotondità e morbidezza del ventre , dell’abbraccio materno . In una ballata fiabesca in stile medioevale in rime , verrebbe la stessa Autrice sopraffatta dal pensiero onnipotente del sogno , quasi infantile, farebbe vincere addirittura la morte dall’amore (quasi violento, coraggiosissimo ) di una fanciulla per il suo uomo, l’amato tanto cercato e alla fine trovato.
