Dieta e consistenza numerica dei lupo nel Salento, presentati i risultati di Hic Sunt Lupi: dieta basata in maggioranza di fauna selvatica e presenza di 9 branchi

Una dieta basata in maggioranza da fauna selvatica e da animali rinselvatichiti ma con rilevante presenza di fauna domestica, e l’esistenza di 9 nuclei riproduttivi sul territorio provinciale. È quanto emerge dai risultati presentati dal progetto Hic Sunt Lupi, in occasione di un incontro tenutosi ieri all’Open Space di Palazzo Carafa a Lecce. Il progetto di studio e monitoraggio del lupo sul territorio salentino, nato da un accordo di collaborazione con Regione Puglia e CNR – IRET, in collaborazione con Sapienza Università di Roma, si è posto l’obiettivo di sviluppare un quadro conoscitivo e operativo per il monitoraggio del lupo nell’ultimo territorio pugliese colonizzato dalla

specie: il Salento. Le attività hanno incluso azioni di monitoraggio ecologico, analisi spaziali, analisi della dieta, coinvolgimento degli stakeholder, decine di incontri informativi sul territorio, realizzazione di decaloghi e materiale informativo a disposizione di cittadini e istituzioni, pannelli informativi consegnati alle aree parco. “Il progetto Hic Sunt Lupi ha rappresentato un primo modello di gestione integrata del ritorno del lupo sul territorio salentino, al fine di favorire un equilibrio tra conservazione della biodiversità, tutela di una specie protetta, attività umane e sicurezza – ha detto l’assessore regionale all’Ambiente e al Clima, Debora Ciliento – molto importanti, oltre alla raccolta di dati scientifici che hanno permesso di comprendere abitudini e caratteristiche del lupo salentino, le campagne di comunicazione con il coinvolgimento degli stakeholder e della cittadinanza, così da contrastare la disinformazione e promuovere una corretta condivisione delle buone pratiche per una convivenza sostenibile tra il lupo, il territorio e le comunità locali”. Tornando ai risultati dello studio. L’analisi ha evidenziato una dieta molto varia e opportunistica. Nel complesso sono state individuate 21 diverse componenti alimentari. Le specie più frequenti nella dieta sono: volpe; capra; cinghiale o maiale inselvatichito; pecora; piccoli lagomorfi e roditori. Importante la componente riconducibile a specie ferali.

Quest’ultime fanno riferimento agli animali inselvatichiti, ovvero a specie animali che vivono e si riproducono liberamente in natura pur appartenendo ad una specie domestica. La presenza di specie domestiche nella dieta non significa automaticamente predazione diretta. In molti casi, infatti, il lupo può nutrirsi anche di carcasse o resti animali non correttamente smaltiti. I branchi dovrebbero essere 9 distribuiti sul territorio provinciale. Il condizionale è d’obbligo considerata l’alta mortalità della specie che rende i numeri fluttuanti, basti pensare che tra il 2024 e il 2025 si sono registrati 10 lupi morti in seguito a investimenti e l’assenza del riscontro sulla genetica che potrebbe chiarire definitivamente consistenza dei branchi ed eventuale presenza di ibridi. Le stazioni con maggiore attività sono risultate l’areale di Otranto, l’areale di Porto Selvaggio e l’areale di Gallipoli, con presenza anche a Le Cesine, Torre Veneri, Arneo e Capo di Leuca. Il progetto Hic Sunt Lupi non si è limitato allo studio scientifico del lupo, ma ha investito fortemente nella comunicazione e nel coinvolgimento del territorio. Nel corso delle attività sono stati

realizzati: 39 incontri pubblici sul territorio; 4 workshop tecnici con stakeholder; attività dedicate alle scuole, con il coinvolgimento di 6 plessi scolastici e 264 bambini. Una sfida che adesso il team di Hic Sunt Lupi si prepara a cogliere a un livello più ampio. Infatti, da monitoraggio su scala provinciale si sposterà a un monitoraggio regionale, con la nascita di Wolf Puglia.

 

In foto la mappa che mostra le aree che, sulla base delle informazioni raccolte nell’ambito del progetto HIC SUNT LUPI, presentano una maggiore probabilità di essere frequentate dal lupo (Canis lupus). I valori più elevati (arancione-rosso) identificano i settori del territorio che combinano caratteristiche ambientali favorevoli e una maggiore concentrazione di evidenze di presenza, mentre i valori più bassi (giallo chiaro) indicano aree meno idonee o meno utilizzate. Il modello rappresenta una stima probabilistica della distribuzione della specie e costituisce uno strumento utile per orientare le future attività di monitoraggio e conservazione.

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