Si può evangelizzare con la scrittura? In particolar modo nel romanzo fantasy si può cercare la luce di Dio e portarla ai popoli lontani per la loro conversione? Questo il compito prefissato da Alessandro Stajano giornalista scrittore, conosciuto anche per la cinematografia e la sceneggiatura teatrale. Con la sua ultima opera “Il pianto del lupo” presentata nella trasmissione radiofonica Talking Cure: sani di mente ma non troppo! a Radio PortaLecce, l’autore ha illustrato il progetto di conversione dei popoli.
In particolare egli, ambientando la storia fantasy su una base storica importante (tra il VI e VII secolo d.C. ed il 1200 d.C.) e sui suoi studi antropologici in sociologia, ha dedicato “ai sognatori” questo viaggio dell’anima. Dalla lupa capitolina alla lupa (Lupiae) leccese. Stajano infatti a Roma presso il Senato, nella sede dei Caduti di Nassiriya, ha fatto luce sul percorso di conversione del cristianesimo nel paganesimo, presentando la sua opera ambientata in luoghi lontani ed inesplorati tra mari del Nord e venti glaciali. Presso le Isole Faroe gli evangelizzatori cristiani infatti vissero un’epopea particolarmente intensa nell’alto medioevo in un’osmosi importante tra cristianesimo e paganesimo. Il lupo come appartenenza al branco, metafora della solidità familiare, capace di affrontare i venti gelidi e le temperature al limite della sopravvivenza. Il lupo antropologicamente è “l’animale guida” che collega la vita sulla Terra con il piano luminale verso l’Oltre.
Un percorso di conoscenza di sé stessi in cui, mentre scendiamo e guardiamo verso l’abisso, come sostiene Alessandro Stajano, questo alla fine guarda noi. E crea inquietudine.
