Il bisturi e la penna – Giuseppe Pellegrino (2018)

Uomo dal sorriso invulnerabile ed invincibile, con il dono evidente di aver conservato “gli occhi del bambino”, stessi occhi che, come direbbe Luciano Ligabue in una sua nota canzone, “…non ridanno proprio indietro mai…”. Così appare con solare evidenza Giuseppe. Oscar Wilde sentenziava in suo sublime aforisma “è superficiale chi non giudica dalle apparenze”. E sono convinto che anche il mio amatissimo Wilde resterebbe non poco incantato e stregato al cospetto di un uomo che profuma di alta speranza.
Del resto, il contenuto del libro che vi accingete a leggere non tradisce il lettore che, come chi scrive, sa ben giudicare dalle apparenze. Al contrario, alimenta e corrobora la speranza di saperne di più sull’essere umano, questo meraviglioso e, ad un tempo, tremendo mistero tutto da scoprire.
Non solo: l’amico Giuseppe ci offre un metodo di conoscenza, una modalità di esperire e di vivere la cultura, come viene esplicitato e reso manifesto nella sua introduzione, che a tutta prima vi ricorderà, ne sono certo, quella meravigliosa ed irripetibile esperienza che possiamo ricollegare ai poeti della Beat Generation; poeti che, lungi dal rifugiarsi in dorate certezze inconsistenti, si mettevano quotidianamente in discussione sul più bel teatro che abbia mai visto nella mia vita: la Strada.
La poetica di Giuseppe, è una poetica che si alimenta di quotidianità, e che ingurgita con pantagruelico appetito anche da una fetta importantissima della quotidianità, ovverosia la sua professione.
E con byroniana volontà, l’Autore non si risparmia nella sua appassionante ricerca e nello studio dell’essere umano, senza la paura che imbriglia i sentimenti, impedendo di guardarsi allo specchio
con onestà e verità. E dico guardarsi non a caso, perché nel confronto e nella comparazione senza veli con l’altro ritroviamo o quanto meno corriamo il rischio di ritrovare noi stessi. Tuttavia, sempre con il suo invulnerabile sorriso, il nostro autore non si arrende e non si lascia sopraffare dalla paura, ma continua imperturbabile il suo cammino. Nelle sue rime c’è della bella musica, e come diceva il grande Verlaine “de la musique avant toute chose”; da questa bella musica, peraltro, non può solo trarsi squisito godimento estetico, che è cosa assai importante, ma anche un incantevole ed ammaliante crescendo sinfonico esistenziale; un crescendo sinfonico che vuole giungere a dimostrarci con solare evidenza quali meravigliose ed irripetibili potenzialità si trovano dentro ciascuno di noi, se solo riuscissimo a mantenere un delicato e fragile equilibrio tra le nostre passioni e la ragione.

Giuseppe ci incanta con la sua poesia, ci dona opportunità strepitose di crescita individuale e di ampliamento del nostro orizzonte, ci pungola a giocare la nostra partita con la Vita, e tenta anche,
talvolta con martellante insistenza che nella fattispecie è pienamente giustificata dalla nobiltà della causa, di originare una forte scossa nelle nostre esistenze.
La speranza che mi scalda il cuore, come umile lettore, è che il messaggio che l’Autore intende veicolare con il suo libro si dilaghi come una vampa incendiaria, per risvegliare le nostre coscienze dal
torpore esistenziale, rianimandole e rinvigorendole attraverso un potenziamento della sensibilità, della sana follia e, in una parola, di quello spirito dionisiaco, tanto caro al filosofo Nietzsche, che appare di questi tempi manifestamente sopraffatto da uno spirito apollineo non più temperato dal primo, che soffoca e annienta il vero spirito dell’Uomo.
Tutto quello che viene cantato nelle pagine che vi accingete a leggere, si pone come contraltare al dolore e alla sofferenza, che lo stesso Giuseppe Pellegrino combatte come un poeta guerriero ogni
giorno da molti anni, forte di quella che si appalesa in maniera cristallina nelle sue pagine come la sua più grande convinzione: la vita è meravigliosa, e deve essere vissuta pienamente e dignitosamente con coraggio. E mi avvio alla conclusione di questo splendido viaggio al fianco di un amico che stimo incommensurabilmente, con il cuore incendiato dai suoi alti ideali e valori.

Dalla prefazione a firma di Claudio Casalini

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