Campi S.na (Le) – La dicitura “Tesori di fede” fa pensare a una caccia al tesoro di arte sacra, ma è anche il titolo della mostra di paramenti e arredi sacri di varie epoche storiche visitabile a Campi Salentina, organizzata dall’Accademia del Santino di Trepuzzi nel contesto della festa patronale della cittadina.
L’esposizione è stata allestita nella Chiesa di San Giuseppe e sarà aperta al pubblico fino al 2 settembre, dalle 10 alle 12 e dalle 18:30 alle 23:30. Inaugurata il 28 agosto — dopo i saluti di rito della presidente, la prof.ssa Anna Blasi — la manifestazione culturale è stata introdotta dal parroco Don Gianmarco Errico, il quale ha sottolineato come la bellezza sia un potente veicolo che conduce a Dio.
La rassegna di questi preziosi manufatti è stata fortemente voluta dalla vicepresidente Maria Grassi, che ha raccolto gli abiti liturgici provenienti dalla Chiesa Collegiata S. Maria delle Grazie e dalla Chiesa di Santa Filomena (entrambe a Campi Salentina), oltre che dalla Chiesa Mater Domini di Squinzano. Tra i pezzi in mostra spiccano i paramenti liturgici appartenuti a Mons. Nicola Riezzo, ultimo vescovo metropolita di Otranto.
Un ulteriore indirizzo di saluto è giunto dal prof. Simone Pezzuto, docente di Religione Cattolica a Torino, che ha fatto luce su queste opere artistiche: ognuna di esse conserva una propria storia, una specifica provenienza geografica e un denso significato simbolico destinato a essere magnificato sull’altare.
Il racconto dell’evoluzione della veste sacra riporta fino al 1200, periodo in cui visse San Francesco d’Assisi, precursore dell’attenzione per i paramenti ornamentali, fino ad allora meno centrali nelle cerimonie religiose. È interessante notare la duplice e apparentemente opposta natura del pensiero del Serafico: da un lato reazionario e innovatore, dall’altro strettamente osservante e diffusore della liturgia romana — un legame che forse richiama la sua storia familiare e la fiorente attività nel commercio dei tessuti.
Scendendo dall’altare attorno a cui si snoda il percorso espositivo, si nota al centro un pregiato ombrellino processionale — utilizzato dai sacerdoti a scopo onorifico — realizzato in broccato e filati d’oro. Accanto ad esso, abiti liturgici confezionati con tessuti di pregio come raso, velluto, damasco, filet e cotone, impreziositi da intarsi e passamanerie dorate. Manufatti destinati a sfidare il tempo e a simboleggiare la sacralità: un tesoro esteriore direttamente proporzionale a quello interiore.
La mostra propone pianete (succedute storicamente alle casule), piviali verdi utilizzati nel Tempo Ordinario, paramenti per monsignori e vesti per canonici dedicate alle ore liturgiche come i Vespri e la Compieta. Fa da cornice una selezione di oggettistica benedetta tipica degli altari su cui si celebra la liturgia eucaristica.
In definitiva, fede e arte dimostrano di condividere una ricerca archetipica degna della più alta umanità, capace di farsi “artefice” — nel senso etimologico del termine — di ponti tra credenti e non credenti.

Grazie Daniela, un articolo completo nel contenuto, indice di una profonda cultura religiosa. Sicuramente spingerà molti visitatori a visionare la mostra
Sicuramente, grazie all’ Accademia del Santino