Lecce – È scontro politico a Lecce dopo l’entrata in vigore, lo scorso 10 luglio, del nuovo Regolamento comunale sulla vivibilità, l’igiene e il pubblico decoro. La normativa impone la chiusura ordinaria dei locali all’una di notte, concedendo una deroga fino alle tre solo agli esercenti che finanziano a proprie spese un servizio di vigilanza privata nelle aree pubbliche limitrofe. Una misura che ha raccolto le adesioni di oltre trenta operatori tramite Confcommercio, ma che ha sollevato forti polemiche per le disparità che rischia di generare.
A prendere una netta posizione contraria è l’Assemblea dei Giovani Democratici di Lecce, che ha approvato all’unanimità la mozione intitolata “Per una movida sicura, inclusiva e sostenibile”, contestando il provvedimento e ponendo l’accento sulla gestione pubblica dell’ordine cittadino.
Secondo i GD, il meccanismo introdotto dall’Amministrazione comunale non premia il merito, ma la capacità economica, creando una netta divisione tra attività strutturate e piccoli locali. Il segretario cittadino dei Giovani Democratici, Enrico Bove, attacca la scelta della giunta spiegando che il numero delle adesioni non è una prova della validità del regolamento, ma dimostra solo che gli esercenti si sono organizzati per non subire una concorrenza sleale. Bove sottolinea che la sicurezza urbana deve rimanere una responsabilità esclusiva delle istituzioni, poiché gli addetti privati possono rappresentare un supporto, ma non possono in alcun modo sostituire la Polizia locale e le Forze dell’ordine. Il rischio principale è quindi duplice, ovvero penalizzare i piccoli operatori economici che non possono permettersi i costi della vigilanza privata e, al tempo stesso, delegare il controllo dello spazio pubblico a soggetti pagati da privati.
Un altro punto nodale della mozione riguarda la tenuta sociale della città e la gestione dei flussi nelle zone periferiche. Anticipare le chiusure nel centro storico, secondo i giovani del PD, non spegnerà il bisogno di socialità ma sposterà semplicemente il problema altrove.
Il delegato ai Quartieri dei GD, Samuele Enza, avverte che i flussi notturni rischiano di riversarsi verso aree meno servite e spesso prive di un’illuminazione adeguata, di trasporti notturni e di servizi igienici sufficienti. In questo modo il disagio non viene risolto, ma viene trasferito su altri residenti e su quartieri che hanno meno strumenti per affrontarlo. Secondo l’organizzazione giovanile, i quartieri non possono diventare il luogo in cui vengono scaricate le conseguenze di decisioni pensate esclusivamente per tutelare la vetrina turistica del centro storico.
I Giovani Democratici annunciano l’avvio di una campagna informativa e di un tavolo di confronto con residenti, studenti e associazioni di categoria per elaborare soluzioni condivise. Per superare l’attuale regolamento, la mozione propone un pacchetto di interventi interamente pubblici che parta dal rafforzamento del presidio della Polizia Locale nelle ore calde e dal potenziamento dei trasporti pubblici notturni, utili a disincentivare l’uso delle auto e a distribuire meglio i flussi. Tra le soluzioni individuate figurano anche l’installazione di bagni pubblici e la creazione di spazi di aggregazione culturali non legati esclusivamente al consumo di alcol.
L’obiettivo finale espresso da Enrico Bove è quello di ridefinire una città sicura e vivibile, ma anche aperta e accessibile, in cui il diritto al riposo e quello al lavoro siano fatti convivere dalle istituzioni senza essere messi gli uni contro gli altri.
