La religione cattolica invita a osservare il comandamento dell’amore, riassunto nella celebre frase dettata da Gesù nei Vangeli: “Ama il prossimo tuo come te stesso” — un precetto testimoniato dall’esempio del sacrificio perfetto. In verità, l’insegnamento si spinge anche oltre, focalizzandosi sulla massima: “Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi”.
Ma se ben riflettiamo, la domanda sorge spontanea (per dirla alla Lubrano): noi ci amiamo veramente in maniera sana?
L’autocompassione, ovvero la capacità di trattarci bene come faremmo con una persona cara, non significa essere autoindulgenti. Gli studi compiuti sull’argomento dimostrano che essa rappresenta una vera e propria “ginnastica emotiva”, capace di renderci resilienti e gratificati quando ci predisponiamo a vivere l’amore nella dimensione circolare della reciprocità (“io-tu” e “tu ed io”).
Inoltre, aspetto fondamentale sottolineato dagli scienziati che studiano le connessioni somatopsichiche, la qualità della vita e delle emozioni affettive incide direttamente sul buon funzionamento del cuore, sul sistema immunitario e sulla riduzione del cortisolo, l’ormone dello stress di cui tanto si discute oggi.
Peraltro, oltre a rafforzarci sul piano psicobiologico, l’amore per sé e per gli altri ci allunga la vita e ci predispone a vivere bene e “fisicamente” insieme. Si tratta tuttavia di un trend ancora poco praticato, come dimostrano l’affollamento sui social e la prevalenza di una comunicazione sempre più virtuale.

concordo su tutto, bravissima Daniela👏👏👏
Grazie Daniela il tuo articolo mi ha convinta ancora di più che l’amore per gli altri fa bene a se stessi. Come sempre affronti temi importanti con un linguaggio accurato ma accessibile a tutti