La differenza tra chi resta fermo “in una nuvola di sapone” e chi si mette in cammino sta nella volontà: quella capacità che, quando si trasforma in forza di volontà, diventa pura azione. Credere e agire sono due verbi che disegnano un mondo in cui tutto diventa possibile e bello da vivere. Da questo presupposto nasce l’amore per se stessi, per gli altri e per il luogo che abitiamo.
In questo contesto, lo sport rappresenta un vero toccasana, un’autentica terapia per il corpo e per l’anima. È nella dimensione sportiva che l’adrenalina scorre in un corpo vivo, presente e palpitante. L’attività fisica insegna che i limiti sono solo fantasmi, cattivi consiglieri e compagni di viaggio inaffidabili che troppo spesso mantengono il corpo immobile, magari chiuso tra le mura di una stanza.
Sovvertendo questo schema mentale possiamo diventare persone davvero felici e cantare con gioia i versi della celebre canzone chilena: “Gracias a la vida que me ha dado tanto…”. Dobbiamo comprendere che l’immobilità equivale alla paralisi; al contrario, quando i neurotrasmettitori agiscono come antidolorifici naturali strappandoci al buio, allora diventa finalmente possibile ballare, osare e sperimentare.
La sfida più grande per i giovani del ventunesimo secolo è proprio questa: uscire dalla comfort zone. Spesso definiti “leoni da tastiera” o considerati esperti solo della realtà virtuale dei social, i ragazzi possono invece superare ogni ostacolo. Possono vivere la resilienza come l’appello del proprio daimon e prepararsi alla lotta più importante: quella con se stessi. Perché, come ricorda il saggio motto antico, mens sana in corpore sano.
