Nella silloge poetica “Caino è Abele” di Tyna Maria, presentata con successo a Novoli da JUST e VIADOTTI ETS, emerge sin da subito il grande lavoro compiuto dalla stessa autrice, nel coniugare sapientemente la tecnica della scrittura, con la cura della parola e la musicalità dei versi in essa contenuti.
A cominciare dal titolo, Caino è Abele, ma tu chiudi gli occhi e dillo di nuovo è un invito al viaggio. Un percorso che, partendo dalla genesi si snoda in un concetto di fraternità, esteso come puro atto d’amore verso l’altro.
In quarta di copertina una reinterpretazione del Tintoretto, realizzata da Alessandra Congedo in una tecnica di disegno a pastello. Appaiono i nostri uno contro l’altro, un’immagine allo specchio, in una visione di erotico misticismo. Sembra quasi una danza di due corpi che l’un l’altro si appartengono. L’immagine ci restituisce proprio la forza e la fragilità che a tratti si confonde. Ed è evidente che entrando nelle pagine del testo emerge la forza della parola che colpisce, affonda o per lacerare o per redimere, per colpire o perdonare.
All’interno della Chiesa Matrice, ospiti di Don Stefano Spedicato, un incontro poetico musicale, ricco di parole, di suggestione, di suoni. Nell’aria le note del pianoforte di Tyna e della sua voce appassionata, hanno cantato come le asperità della vita possano trovare pace nella musica e viceversa la musica offrire riparo alle parole, alla memoria. Cantare per guarire. Insieme, con le voci del quartetto dell’Accademia JUST, le poesie lette dall’attrice Marzia Quartini.
Nei versi si rintracciano segni, simboli legati alla musica che fraseggiano in armonia tra loro, si scambiano, si seguono, si appartengono. Come Caino e Abele si cercano. E in un gioco di perfetta assonanza, si trovano. Come in un accordo i suoni si compenetrano. Perché la musica rompe gli argini della parola stessa che li contiene. La vita, scorre nel mezzo, con le sue turbolenze e le sue schiarite.
“É un pentagramma dei Sensi
Il suono di te”.
(…)
“É un pentagramma dei Sensi
Il Silenzio di te”.
Nelle poesie trapela quell’inquietudine sottile e, a tratti diventa una preghiera, un conforto, il dolore di una madre ai piedi della croce; un atto d’amore verso il prossimo, un atto di fede verso l’altro, verso chi soffre, chi è piegato dalla sofferenza, dall’abbandono, dal distacco.
Una scrittura criptica, come la definisce Tyna Maria, in una metrica che volge lo sguardo indietro, al passato più remoto, ad un linguaggio ricercato, a tratti aulico. Il mondo ha bisogno di credere nella poesia, di riconoscersi nelle parole, di cambiare la direzione degli sguardi per ritrovare la fraternità perduta.
(…)
“Fa che la Vita rimanga senza fiato
salvandoti negli occhi di chi è abbandonato.
Stralci di tempo diventeranno eterni
e sii certo,
incompresi soffieranno i tuoi lunghi inverni”.
