Il Salento, terra ricca di verde e di piante medicamentose, è da sempre la culla dell’arte della prevenzione e della cura dei malanni attraverso le mani sapienti di chi, in passato come oggi, ha avuto la pazienza e l’ardire di studiare la natura e i suoi frutti.
Dal racconto dei nostri nonni e dalle reminiscenze tramandate di generazione in generazione, possiamo tracciare una panoramica dei rimedi naturali e dei segreti della tradizione medica popolare. Sappiamo infatti che la natura e la biologia forniscono da sempre risposte e sollievo a molti disturbi. Lo dimostrano diverse popolazioni del mondo che ancora oggi, come farmacisti esperti, creano da sé le proprie cure e medicine utilizzando piante ed erbe diffuse e facilmente reperibili. Ovviamente, ai giorni nostri, per produrre i cosiddetti farmaci “galenici” è necessario essere studiosi ed esperti riconosciuti; tuttavia, è affascinante ricordare quanto fosse più semplice e meno artificioso, un tempo, reperire cure per acciacchi e piccoli problemi di salute.
Come sostiene Daniela Bacca, guida turistica locale che ci riporta questi racconti, si trattava dei classici “rimedi della nonna”, poiché i Salentini utilizzavano ciò che era facilmente reperibile in casa o nei campi. Il fico e l’uva, ad esempio, non erano impiegati solo come cibi zuccherini e prelibati, ma anche per le loro note proprietà emollienti e terapeutiche. Tra le erbe spontanee spiccano il rosmarino, l’ortica, il finocchietto, la malva, l’origano e la ruta, usati un tempo così come oggi per preparare tisane e impacchi. In particolare, la ruta era una pianta tipicamente impiegata in varie forme per contrastare cefalee, vertigini e stati d’ansia.
Queste antiche tecniche univano spesso la superstizione a quella che oggi definiremmo fitoterapia. Talvolta si ricorreva all’uso di monetine o anelli d’oro per favorire il riassorbimento di bernoccoli o orzaioli (“lu rasciulu”). Altre pratiche rituali venivano eseguite da guaritrici esperte, come il cosiddetto “taglio dei vermi” per curare i parassiti intestinali o i malesseri dell’infanzia. Perfino l’urina e la cenere di legna venivano utilizzate dagli antichi per disinfettare e cicatrizzare le ferite da taglio.
Questi esempi di cure antiche e casalinghe ci riportano al celebre proverbio latino “Medice, cura te ipsum” (“Medico, cura te stesso”), tratto dal Vangelo di Luca (4,23). In senso morale, rappresenta un monito ad affrontare e curare prima di tutto le proprie sofferenze e contraddizioni. Questo concetto si lega alla filosofia antica e al famoso motto delfico “Conosci te stesso” (Gnōthi seauton – Γνῶθι σεαυτόν), poi ripreso da Socrate e dai filosofi successivi: l’essere umano deve innanzitutto comprendere la propria natura e il proprio equilibrio interiore per potersi prendere cura della propria salute, sia fisica sia spirituale.
