Lecce – Alla fine restano l’amaro in bocca e quell’urlo strozzato in gola all’86’, quando l’incocciata aerea di Coulibaly sembrava ormai destinata ad agganciare un pareggio che sarebbe stato la fotografia più fedele del match. Il verdetto del Via del Mare premia invece il Bologna con un 1-2 che sblocca il cammino degli uomini di Palladino, ma il taccuino della cronaca racconta di un Lecce vivo, capace di dominare sul piano del palleggio e del carattere per lunghi tratti della contesa.
L’atmosfera allo stadio è quella delle grandi domeniche di calcio salentino: cori ritmati, spalti gremiti e la solita sciarpata della Curva Nord ad accompagnare l’ingresso sul terreno di gioco. Eusebio Di Francesco sceglie l’aggressività del 4-3-3, con le corsie esterne chiamate ad alzare subito i giri del motore con Veiga e Gallo. Il Bologna però accetta la sfida con cinica maturità: al primo reale affondo, al 17′, Riccardo Orsolini inventa una parabola al veleno che sorprende Falcone e spacca l’equilibrio.
I giallorossi faticano a ritrovare le giuste distanze, complice anche l’uscita forzata al 36′ di Ivan Ilic — già gravato da un’ammonizione in avvio — sostituito da Ngom per ridare dinamismo alla mediana. Il primo tempo si chiude così con gli ospiti avanti di misura, ma con la sensazione che la contesa sia tutt’altro che archiviata.
La ripresa è un condensato di emozioni e spinta viscerale. Di Francesco ridisegna il tridente inserendo N’Dri e Geubbels, mossa che mette subito sui binari giusti la manovra offensiva. Il forcing salentino produce i suoi frutti al 64′: scaltra lettura di Amar Fatah in area di rigore, abile ad approfittare dell’incertezza del portiere felsineo Pessina per depositare in rete il pallone dell’1-1. Un boato liberatorio fa tremare gli spalti del Via del Mare.
Nel momento di massimo sforzo e quando l’inerzia della gara sembrava ormai pendere dalla parte dei padroni di casa, arriva però il secondo schiaffo: al 75′, al termine di una transizione condotta da Cambiaghi sulla fascia left-side, il subentrato Jay Enem trova il varco vincente per trafiggere Falcone.
Gli ultimi dieci minuti sono un autentico assedio all’arma bianca. Con ben 17 conclusioni complessive tentate e un possesso palla che sfiora il 57%, il Lecce si catapulta nella metà campo avversaria, sostenuto dalla spinta incessante del proprio pubblico. Il riflesso prodigioso di Pessina sulla capocciata di Coulibaly evita il meritato pareggio proprio allo scadere.
Al triplice fischio resta la delusione per i tre punti lasciati per strada, ma la risposta del pubblico giallorosso — che scorta la squadra negli spogliatoi tra gli applausi — attesta la bontà della prestazione. Questo Lecce ha identità, ritmo e fame: gli ingredienti necessari per rialzare la testa fin dalla prossima trasferta di Udine.
