Il piazzale antistante l’ex convento degli Agostiniani di Melpignano ha accolto, come da tradizione, la ventinovesima edizione de «La Notte della Taranta», trasformando il cuore del Salento in un grande crocevia di culture, generazioni e linguaggi. A guidare il Concertone, per la prima volta, è stato il maestro concertatore Ermal Meta, protagonista di un viaggio musicale costruito attorno al Mediterraneo, inteso come spazio di incontro, contaminazione e dialogo tra le culture.
Oltre 900mila spettatori hanno seguito l’evento su Rai 3, mentre a Melpignano circa 150mila persone hanno riempito la piazza, ballando al ritmo della pizzica e degli stornelli della tradizione salentina. Per la prima volta, inoltre, il Concertone è entrato nel circuito dell’Eurovision, portando la musica popolare salentina oltre i confini nazionali.
Il Mediterraneo è stato il filo conduttore dell’intero progetto: un mare che non separa, ma unisce, trasformando la musica in uno strumento capace di unire generazioni, culture e linguaggi differenti. Un viaggio che ricorda come le identità non siano confini chiusi, ma racconti in continua evoluzione, capaci di incontrarsi, contaminarsi e arricchirsi reciprocamente, come racconta Ferdinand Braudel nel suo libro «Il Mediterraneo».
Ermal Meta ha tradotto musicalmente questo tema attraverso pizziche, canti di lavoro, stornelli, canti d’amore e di lontananza, in dialogo con il fado portoghese, il pop, il rock e le nuove sonorità della scena urban.
La serata si è aperta con un omaggio alla nascita della Repubblica italiana e con «Fior di libertà», brano dedicato al primo voto delle donne italiane. Sul palco si sono alternate Alessandra Amoroso, Gisela João, Levante, Maria Mazzotta, Sayf, Welo e Giulia Vecchio, mentre lo stesso Ermal Meta ha presentato per la prima volta dal vivo «Nu simu nienti», il suo inedito scritto in dialetto salentino.
A completare lo spettacolo, le coreografie e i costumi curati da Fredy Franzutti, capaci di accompagnare il viaggio musicale attraverso gesti che rinnovano una tradizione considerata patrimonio immateriale vivo, in continua trasformazione.
E proprio l’energia della piazza è stata raccontata da Aurora Leone che, con la sua consueta ironia, ha esclamato: «Ma che giunture avete qui nel Salento? Siete pazzeschi». Una battuta che restituisce perfettamente l’immagine di una notte in cui nessuno sembra volersi fermare: corpi in movimento, tamburelli, voci e migliaia di persone unite in un unico, interminabile coro.
La Notte della Taranta è pura e vera e innocente magia; quell’equilibrio speciale tra la quotidianità e una notte in cui tutto improvvisamente esplode, si accende e prende vita. È il momento in cui i cuori tornano a battere gli uni accanto agli altri, in cui le persone si ritrovano e si riconnettono, dando spazio alla fratellanza, all’amicizia, alla sintonia e alla consapevolezza di essere, prima di tutto, cittadini del mondo.
È questo, in fondo, il senso del Mediterraneo scelto da Ermal Meta: un ponte naturale tra popoli, storie e culture differenti. Nella piazza di Melpignano, questo messaggio è diventato musica, danza e partecipazione, regalando al Salento una notte intensa, collettiva e profondamente simbolica.
Perché «La Notte della Taranta», ancora una volta, non è stata soltanto una festa, ma un grande esercizio di comunità, un invito ad abbattere i confini e a costruire ponti attraverso la musica.
Articolo di Angela Casarano.
