“Dobbiamo metterci una mano sul cuore e sulla coscienza tutti, perché essere accanto, vicini a Dio non sempre significa comprenderlo e capirlo fino in fondo”. Così ha dato il suo monito e ha spronato a comprendere il messaggio educativo di Gesù, con la sua immensa “pazienza ed abilità educativa”, il pastore della diocesi leccese, Mons. Angelo Raffaele Panzetta, durante l’omelia della celebrazione eucaristica serale per ricordare, su invito della Comunità di Sant’Egidio, la signora Modesta Valenti scomparsa a Roma.
Nella cultura “dello scarto” odierna in cui gli ultimi sono dimenticati e in cui l’opposto, il contrario dell’amore è “proprio l’indifferenza che uccide, dobbiamo ricordare i più fragili il cui abbraccio del Padre Iddio nei Cieli mai sarà rifiutato e negato”, così ha sottolineato Panzetta. “Essere indifferenti verso gli altri cui dovremmo tenere ed amare è come mettere una lapide sulla persona viva, si tratta quasi di un omicidio spirituale – ribadisce il presule – in continuo agire di Caino contro Abele. Un pericolo che corriamo tutti nella ricerca della verità”.
Una serata speciale al Duomo perché oltre ai fedeli di sempre, la Comunità di Sant’Egidio ha invitato, ospitato alla messa ed abbracciato tanti amici fragili, anziani, soli, immigrati, senza fissa dimora e senza casa, in onore a Modesta una donna fragile scomparsa tra dolori e indifferenza (Capodistria, 1912 – Roma, 31 gennaio 1983). Senzatetto italiana, morì nell’indigenza e nel freddo della stazione di Roma Termini, tra povertà e abbandono, fino a diventare un simbolo di “martire dell’indifferenza” e di “santa laica”. Segnata dal ricovero in un ospedale psichiatrico, dove fu sottoposta a trattamenti sanitari importanti e cruenti, si trasferì a Roma. Alla fine del 1982 fu conosciuta dai volontari della Comunità di Sant’Egidio presso la Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma, visse nella zona della stazione di Roma Termini: dopo una notte particolarmente fredda del 1983 alcuni passanti si accorsero delle gravi condizioni di salute della settantenne ed allertarono i soccorsi. Tuttavia, in base a quanto venne riferito, i sanitari giunti sul posto per varie motivazioni, non riuscirono a soccorrere la donna che appariva sporca, piena di pidocchi e maleodorante. Dopo quattro ore di agonia, Modesta Valenti morì nell’indifferenza di tanti tra lungaggini, tragiche fatalità e difficoltà organizzative ospedaliere.
Undici mesi dopo il decesso venne concesso il nullaosta per i funerali dopo indagini e studi sul caso disposti dalla procura: le esequie vennero celebrate dalla Comunità di Sant’Egidio presso la Basilica di Santa Maria in Trastevere il 28 dicembre 1983, giorno in cui ricorre la memoria liturgica dei Santi Innocenti.
Anche a Lecce la Comunità di Sant’Egidio è viva, attiva, consta di centinaia di volontari attivi che trascorrono le serate tra assistenza morale, spirituale e materiale nei vicoli e nelle stradine più nascoste della città a distribuire beni di prima necessità, cibo, medicinali ai più sfortunati e soli. Nel Duomo di Lecce sabato 28 febbraio alle 18 hanno riempito le navate, i corridoi, le panchine, cantando e pregando insieme, ospiti speciali donne e uomini soli ed abbandonati a sé stessi proprio come Modesta, extracomunitari, immigrati, giovani senza lavoro e senza tetto, anziani malati che hanno fatto scelte di vita estreme.
La Comunità di Sant’Egidio, attraverso le parole di Maria Teresa Greco impegnata nella vita come assistente sociale, ha chiesto all’arcivescov0 Angelo Raffaele di farsi portavoce e simbolo di una Chiesa che sa essere Madre accogliente sempre per coloro che chiedono aiuto nel silenzio e che spesso l’indifferenza uccide. Durante l’eucarestia è stata fatta memoria di Modesta ma anche di Sandro, uomo senza fissa dimora leccese scomparso, e di quanti hanno perso la vita abbandonati a se stessi per le strade della città.
“Chi dite che io sia? Il messaggio evangelico con l’obiettivo educativo già manifestato dal principio”. Panzetta ci esorta ad essere come Abramo che ha seguito Dio e la sua Promessa, abbandonando tutte le nostre certezze e sicurezze. “Un Messia povero, umile che si abbassa, Gesù che non viene compreso di fatto dai discepoli. Un disegno difficile da comprendere ma, anticipando la gloria pasquale con la trasfigurazione, Egli opera la scelta per aprire gli occhi ai discepoli e sostenere il discernimento della fede. La realtà della purezza di cuore”.
Tanti fiori, gerbere dai toni delicati sono stati donati sui gradini del Duomo di Lecce da “fiori di giovani volontari “di Sant’Egidio dal cuore puro fresco e limpido come acqua di sorgente che fanno ben sperare verso il futuro della nostra civiltà e cultura. Gli amici della Comunità hanno ricevuto affetto, sorrisi puri, occhi gioiosi e mani generose insieme ad immaginette di Gesù Cristo dipinto tra i malati e i più poveri. Si può aspirare anche così alla santità.
Una cena robusta e ricca come sempre, quella offerta dalla Comunità di Sant’Egidio a decine di ospiti tra gli amici fragili invitati nelle sale di raccoglimento all’interno dell’antico seminario in piazza Duomo su lunghe tavolate che sapevano di mani che si stringono, di occhi che si illuminano insieme a sorrisi di gratitudine e di serenità perché l’amicizia è un balsamo potente alla solitudine e al freddo invernale e dello spirito e trovare una famiglia è trovare casa. Dopo la messa tanta allegria, musica, risate, spensieratezza, tra mani che aiutano e mani che ricevono in un interscambio in cui dare è più importante di ricevere perché la ricompensa spirituale del cuore non ha limiti e rende felici proprio perché ci si sente più vicini al messaggio educativo e alla promessa divina.
