Nel libro “Verità e metodo” il filosofo dell’ermeneutica Hans-Georg Gadamer, sottolinea quanto sia importante la storia per comprendere chi siamo, perché è nell’ incontro tra passato e presente che emerge la verità. Preziosi custodi della storia sono i musei e coloro che hanno assunto il compito di salvaguardarla. Il nostro cammino verso la verità inizia dal Museo Diffuso di Cavallino e ospite della nostra rubrica è Corrado Notario.
Cosa significa essere il direttore del Museo Diffuso di Cavallino?
Significa avere una grande responsabilità, perché in qualità di direttore del museo di Cavallino porto avanti un progetto museale importante per l’Università del Salento. Ricordiamo che il Museo Diffuso di Cavallino è uno dei sette musei del sistema museale dell’Università del Salento e si propone soprattutto di attivare dei contatti con le popolazioni che abitano il territorio anche attraverso tutta una serie di attività laboratoriali.
Come e quando nasce il Museo Diffuso di Cavallino?
Il Museo Diffuso di Cavallino, inaugurato il 21 dicembre 2003, nasce per la ferma volontà dell’Università del Salento e dell’Amministrazione Comunale di Cavallino, che ne hanno commissionato il progetto e lo hanno realizzato utilizzando finanziamenti europei. L’iniziativa s’inseriva in una precisa politica che poneva al centro della sua azione la tutela e la valorizzazione dei Beni Culturali del Territorio comunale, in stretta collaborazione con l’Università. Il prof. Francesco D’Andria per l’Università e l’allora Sindaco di Cavallino on. Gaetano Gorgoni sono stati i pilastri della nascita del Museo. Senza la loro infaticabile attività oggi il Museo non esisterebbe.
Invece, cosa significa per la città di Cavallino avere un Museo come questo?
Per la città di Cavallino è sicuramente un valore aggiunto. Il Museo Diffuso di Cavallino non è solo un Museo di tipo tradizionale ma è anche un ecomuseo di interesse regionale già dal 2015. Con la comunità abbiamo appunto avviato una serie di attività soprattutto per fare in modo che la popolazione locale si prenda cura del proprio territorio e che naturalmente il museo non venga più visto come un corpo estraneo e posato dall’alto all’interno del territorio ma faccia parte dello stesso, della comunità, delle persone che in tal modo diventano partecipi di questo progetto.
Qual è il pezzo più importante della collezione?
Il nostro museo non è un museo di tipo tradizionale per cui non abbiamo un’esposizione di oggetti se non in piccola parte all’interno del museo didattico dove però sono quasi tutte riproduzioni di oggetti che sono stati trovati durante gli scavi. Il Museo Diffuso è un museo all’aperto che coinvolge una grande area archeologica, non è solamente la musealizzazione dell’ archeologia, altrimenti sarebbe un parco archeologico, ma racconta le trasformazioni del territorio che ci sono state dal momento della prima frequentazione umana fino ad oggi e quindi, ci porta a conoscenza non solo di quello che è stata l’antica città Messapica su cui si fonda, ma anche tutte le trasformazioni del paesaggio che sono avvenute in seguito, dopo l’abbandono dell’antica città Messapica nel V secolo a.C. e come è diventata una nuova comunità a partire dal 1400 fino a diventare il paese che oggi chiamiamo Cavallino. L’ultima trasformazione del di questo territorio è proprio la realizzazione del Museo Diffuso che in seguito naturalmente, potrà ancora cambiare, perché ogni momento di trasformazione racconta un momento di questo territorio come una fotografia.
Cosa di questo Ecomuseo la emoziona particolarmente?
Come detto non c’è un pezzo in particolare che mi emoziona ma in effetti, ci sono molti reperti interessanti che sono stati rinvenuti dagli scavi e ognuno mi ha dato un’emozione differente nel momento della sua scoperta, ma quello che davvero mi coinvolge di più è la ricostruzione della vita delle persone che hanno abitato questa antica città e il poterlo comunicare alle persone che vivono nel territorio.
Quanto e perché è importante la collaborazione con altre realtà del territorio?
La ritengo essenziale per poter lavorare. La collaborazione con tante realtà diverse, a partire dagli enti locali, con i Comuni di Cavallino e di Lizzanello ma anche con le associazioni che vivono nel territorio e soprattutto con i gruppi di cittadini è necessaria. Si tratta di un lavoro sinergico, che parte dal basso ed è anche abbastanza complesso, perché ci vuole molto tempo per far comprendere l’importanza delle proprie origini.
Per concludere, il Museo di Cavallino non è dunque solo un contenitore, custode della cultura messapica, ma un luogo che interloquisce con il territorio, e che tra passato e presente cerca sempre di trovare un continuo rapporto di scambio. Quali sono i progetti che al momento state realizzando?
Sì, è proprio così, in effetti è quello che dovrebbe essere un museo moderno un Museo del 2026. Il museo è il luogo in cui, in qualche modo, si cura anche la propria anima, un luogo dove si sta bene, che serve non solo per imparare delle cose, dal punto di vista culturale ma per sentirsi meglio con sé stessi e con chi vive all’interno di questo territorio. In questo momento abbiamo tanti progetti, stiamo per partire con delle attività di scavo finanziate da un progetto regionale in cui si potranno mettere in luce nuove aree di scavo e in seguito sarà nostra cura comunicarle in maniera corretta alla popolazione; sarà rifatta tutta l’area dei laboratori che in questo momento ha bisogno di un buona manutenzione ma stiamo per partire anche con un altro progetto finanziato dal Ministero dei Beni Culturali, fondo per i piccoli musei, per lavorare invece sull’inclusione e sull’accessibilità, sia dal punto di vista fisico, che dal punto di vista intellettuale, in più il Comune di Cavallino ha appena avuto un finanziamento per la realizzazione in un’area adiacente all’attuale Museo Diffuso, un edificio che fino ad oggi è stato utilizzato come scuola. Qui, saranno installate tutta una serie di attività laboratoriali e all’interno dei magazzini saranno custoditi vari reperti. È prevista anche un’area museale vera e propria di tipo più tradizionale con esposizione di manufatti.
Corrado Notario: Laurea in Lettere Classiche con indirizzo archeologico (Università degli Studi di Torino); Specializzazione in Archeologia Classica (Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici Unisalento); Dottorato di Ricerca in Archeologia dei Processi di Trasformazione. Le società antiche (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano); più volte curatore della Materia presso il Dipartimento di Beni Culturali di Unisalento; Incaricato del coordinamento delle attività di istituzione ed ampliamento del Museo Diffuso di Cavallino; Coordinatore di varie attività di ricerca; Responsabile tecnico scientifico, a tempo indeterminato del Museo di Cavallino dal 2008 ad oggi. Delegato dall’Amministrazione Comunale di Cavallino per le attività del Museo Diffuso di Cavallino presso la Consulta degli Ecomusei e per le attività delle Reti dei Musei del Salento coordinata dalla Regione; Componente della Consulta degli Ecomusei della Regione Puglia dal momento della sua istituzione ad oggi; Componente della Cabina di Regia della Rete dei Musei del Salento coordinata dalla Regione; Autore di numerose pubblicazioni.
