Il Salmo 88/89 che accompagna la Liturgia della Parola della XIII Domenica del Tempo Ordinario fa parte della serie dei Salmi regali “messianici” (Salmi 2; 72; 110). Non lo pregheremo tutto, solo alcuni versetti, e non ci addentreremo nelle promesse divine successivamente elencate e che si compiranno alla venuta del Messia.
Davanti alla miseria di un popolo che facilmente dimentica e tradisce Dio si staglia la fedeltà del Signore. Da qui nasce la lode e l’esultanza da cantare in eterno. Nella relazione tra noi e Dio l’unico a restare per sempre fedele è soltanto Lui. È relazione che resta stabile non per nostro merito, ma per la Sua fedeltà. Dio è la roccia sulla quale viene edificata la costruzione del nuovo tempio che mai sarà distrutto. Noi, il popolo della Nuova ed Eterna Alleanza, siamo il Tempio di Dio.
È preghiera, questa del Salmo, che invita a lodare la grandezza della fedeltà e dell’Amore sconfinato di Dio piuttosto che ripiegarsi a piangere per la nostra pochezza e miseria.
Il popolo che saprà alzare lo sguardo per riconoscere e cantare la fedeltà di Dio riceve la beatitudine che è promessa certa nel suo compiersi: “il Signore illuminerà il cammino del suo popolo”, sarà luce nelle tenebre del mondo, renderà luminosi i volti dei suoi figli; il Signore darà forza alla debolezza di chi a Lui si affida e fa stare a testa alta, nel segno di una rinnovata dignità ritrovata, i suoi fedeli; sarà il difensore che protegge da ogni male e da ogni pericolo la vita dei suoi fedeli.
Anche noi, allora, ci uniamo alle innumerevoli schiere dei santi che ieri in terra e oggi in Cielo, con Maria e gli Angeli, cantano l’amore del Signore per l’eternità.
