Eri lì febbraio 1976. Festival di Sanremo o “Festival Moribondo” così lo definirono la stampa e i critici dell’epoca che, per riaccendere le speranze, operarono una vera e propria rivoluzione televisiva. Fu l’ultima edizione in bianco e nero e segnò l’inizio di un tempo non molto felice poiché fu imposto, come rilancio alla kermesse che attraversava un periodo di crisi, il playback obbligatorio.
Fu messa da parte l’orchestra dal vivo.
La prima volta in cui sul palco uno spazio veniva riservato agli ospiti internazionali: Julio Iglesias fu tra questi.
La vittoria di Peppino di Capri: “Non lo faccio più” fu un successo marginale, annunciato non in diretta Tv, ma durante il Tg della sera; al secondo posto “Come stai con chi sei” di Wess & Dory Ghezzi ed ex aequo al terzo posto Sandro Giacobbe con “Gli occhi verdi di tua madre”, e Toto Cutugno con gli Albatros in “Volo AZ 504”.
Fu un’edizione assai discussa poiché rappresentò una svolta nella scelta dei testi e delle allusioni considerate troppo osé per quegli anni. “Il maestro di violino” cantata da Domenico Modugno, brano fuori concorso, racconta la storia di un amore tra una giovane allieva ed il suo anziano maestro. La canzone di Giacobbe ebbe problemi di censura, il racconto di un amore poco convenzionale; infatti non vinse, ma fu quella che ebbe maggior successo tra quelle che conquistarono il podio.
(…) Era una sera normale
ti ero venuto a cercare
non c’eri però con tua madre mi misi a parlare
e quando l’ho avuta di fronte che scherzo
mi han fatto gli occhi miei
credevo che fossi tu ed era lei
poi mi sembrò naturale guardarla così come
guardo te
perché sei uscita, perché?
Mi hanno fatto innamorare
gli occhi verdi di tua madre
il sorriso di un tramonto
dove ci si può specchiare
i tuoi passi all’improvviso
e un tuffo al cuore immenso
se ci penso (…)
Un successo importante per Sandro Giacobbe, che curò la musica ed il testo, ispirato ad una storia realmente accaduta e come egli stesso dichiarò non fu compresa nel suo reale messaggio, ma fu più facile per il pubblico cadere nell’equivoco. La conduzione del Festival fu affidata ad Alessandro Guardabassi, dj presto dimenticato. Ma la musica sopravvive sempre, basta darle il giusto senso di appartenenza. Costituisce un dialogo costante tra il passato ed il presente, tra le generazioni che hanno attraversato il tempo. É necessario misurarsi, accettare le trasformazioni e rispettare la memoria che ci ha portato fin qui. Dopo 5 decenni, che con un filo di “nostalgia canaglia”, abbiamo provato a ricordare, Sanremo è salvo, non certo da elogi o critiche sempre puntuali e conquista ascolti da capogiro. Aspettiamo la notte, l’ultima, per conoscere i fortunati del 2026. Noi saremo lì perché continuiamo ad essere quello che cantiamo ed ogni anno portiamo su un palcoscenico pezzi di storia. La musica italiana è un po’ la nostra storia.

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