Nel giorno dello sciopero nazionale della pesca, Consumerismo No Profit si schiera con gli autotrasportatori, gli agricoltori e i pescatori pugliesi e chiede ai consumatori di cambiare il modo di fare la spesa. Il presidente nazionale Luigi Gabriele lo riassume così: «Non chiediamo ai consumatori di spendere di più, ma di spendere meglio.»
In Puglia la mobilitazione è partita il 5 ottobre con il presidio di olivicoltori e agricoltori sulla provinciale tra Bitonto e Palombaio, dopo il crollo del prezzo dell’olio extravergine da circa 9 a 4 euro al chilo. Dalla metà del mese si sono aggiunti gli autotrasportatori, con il gasolio intorno ai 2,30 euro al litro dalla fine dello sconto sulle accise, il 6 ottobre. Oggi i pescherecci di Manfredonia, dove la pesca dà lavoro a circa 700 persone, restano in porto: il gasolio per la pesca è passato da 0,65 a quasi 1,50 euro al litro.
Secondo Consumerismo, le difficoltà sono le stesse per chi lavora nei campi della Capitanata, sulle Murge e nel Salento e per chi esce in mare dai porti dell’Adriatico: costi del gasolio in salita e prezzi alla produzione che non coprono le spese.
Gli effetti si sono visti anche sul fronte dei consumi. Nei giorni scorsi molte stazioni di servizio della Puglia sono rimaste senza carburante e alcune catene hanno sospeso temporaneamente le consegne ai punti vendita tra da Lecce a Foggia.
«Il gasolio non è una calamità naturale: ha un prezzo, e quel prezzo lo fanno scelte e margini», dichiara Raffaella Lauciello, delegata di Consumerismo No Profit. «Stiamo con chi scende in strada perché, stavolta, il conto lo sta pagando chi lavora. Un olivicoltore che vede l’olio passare da nove a quattro euro al chilo non ha bisogno della nostra pietà: ha bisogno che qualcuno spieghi dove finisce la differenza.»
Consumerismo chiede ai cittadini pugliesi sette cose concrete. Sostenere le rivendicazioni di chi produce e trasporta, nelle forme pacifiche e legali. Non correre ai supermercati né fare il pieno di scorte o di carburante senza bisogno, perché la paura svuota gli scaffali per tutti. Distribuire gli acquisti tra mercati rionali, piccoli negozi e grande distribuzione. Ridurre le spese superflue, secondo il principio del «no buy». Accorciare la filiera, comprando direttamente dai produttori locali quando è possibile. Preferire i prodotti del territorio a quelli che arrivano da lontano. Riconoscere il giusto prezzo al lavoro di agricoltori e pescatori.
«Spendere meglio non vuol dire spendere meno per sentirsi virtuosi», aggiunge Lauciello. «Vuol dire chiedersi chi incassa quando paghi. L’olio comprato da chi lo spreme a due strade da casa la risposta ce l’ha scritta in faccia. Quello sullo scaffale ce l’ha nell’etichetta, e il margine non sta mai scritto in grande.»
All’Esecutivo l’associazione chiede di non fermarsi ai sostegni d’emergenza e di aprire un tavolo strutturale su filiera, intermediazione e prezzi. Alla Regione Puglia chiede di verificare che i 30 milioni stanziati (20 per le filiere e 10 per il carburante) arrivino ai piccoli produttori: gli agricoltori del presidio di Candela temono che finiscano ai grandi imprenditori. Ai tavoli, sostiene Consumerismo, i consumatori devono sedere accanto ai produttori.
«Finora ai tavoli siamo stati l’argomento della discussione, mai gli invitati», conclude Lauciello. «È il momento di cambiare l’ordine dei posti.»
