Venerdì 20 febbraio 2026, il Fondo Verri di Lecce, all’interno della 12^ tappa della rassegna TUTTI SOLO, ideata dalla musicista e direttrice artistica Giorgia Santoro, ha ospitato Stefano Luigi Mangia (*) con “Tempo senza accordi”.
Il concerto “per sola voce e…” ha entusiasmato e coinvolto il numeroso pubblico presente. Stefano Luigi Mangia ha prima di tutto voluto spiegare la scelta del titolo, sottolineandone il gioco di parole e il suo bisogno di favorire la riflessione in questo periodo storico particolarmente complicato, un tempo senza accordi, metafora dell’assenza di relazioni, dalle più semplici, a quelle più complesse. Non si dialoga, non ci si ascolta, ed è come se tutto dovesse andare verso un’unica direzione. Forse, bisognerebbe prendersi del tempo e guardarsi dentro, sentire chi ci è accanto e percepire la natura intorno a noi. Forse, bisognerebbe tornare a guardare il cielo e trovare tra le nuvole quella forma di armonia che d’improvviso cambia e nel suo continuamente mutare da spazio ai sogni, a quella creatività sopita, frutto di un tempo frettoloso che non dà più spazio alla noia, quella sensazione di non saper cosa fare e che è in realtà, rappresenta l’anticamera di un processo creativo, lo stesso che, come racconta Mangia lo ha portato a scegliere la musica, come strada possibile per la propria e altrui felicità.
Mangia esordisce con una canzone che evoca un canto di lavoro degli schiavi, poi, con un gioco di sovrapposizioni costruisce un’architettura sonora che da Desert Rose di Sting arriva a Beddra ci dormi, in un continuo divertissement vocale, che il polistrumentista e cantante jazz Stefano Luigi Mangia, grazie alla sua duttilità vocale continua a utilizzare, coinvolgendo questa volta il pubblico con una polifonia corale risolta in pochi minuti di lezione. Così il “Yes Lord” più volte ribattuto fa da risposta alla più arzigogolata Moanin’ di Bobby Timmons. Il brano Occhi piccicchi è un inedito, che Mangia ha composto pensando ai bambini vittime della guerra, in lingua salentina, racconta ciò che gli occhi dei bambini dovrebbero poter guardare, un cielo blu e non grigio. “Occhi piccicchi guardano il mare e sognano un cielo di mille colori… facce sporche di dolore… non c’è giorno né notte …il loro dolore è l’assenza dell’essenza dell’amore”. Un’esecuzione struggente, che attraverso pochi elementi strumentali e l’esclusivo uso della voce, ha evocato atmosfere e luoghi lontani, riuscendo a far percepire il dolore di quei bambini. In questa sorta di viaggio sonoro, non manca l’elemento buffo definito come Il lamento di un padre jazzista che nel corso della serata sarà infine trasformato nel Lamento di un padre salentino e che ancora mette in luce la molteplicità delle voci fino a giungere a quella lirica con “Un’aura amorosa”, tratta da primo atto dell’opera – Così fan tutte – di Mozart. L’evento ha visto l’intervento della stessa Giorgia Santoro in qualità di flautista e del pianista Marcello D’Ippolito Quest’ultimo, in particolare, attraverso una serie di improvvisazioni e provocazioni sonore, tipiche della musica jazz, ha favorito un virtuosismo canoro costringendo l’amico Mangia ad una performance via via sempre più veloce e concludendo così una bellissima serata all’insegna della libertà e contaminazione vocale.
Stefano Luigi Mangia, cantante jazz diplomatosi col massimo dei voti sotto la guida del Maestro Gianni Lenoci, studia inoltre con S. Battaglia, J. Leandre, C. Zingaro, M. Stockhausen. Nel 2008, è stato invitato a cantare con Bobby McFerrin; da lì collaborerà con i grandi musicisti della scena jazzistica internazionale. Nell’ambito degli studi ha approfondito la vocalità mongola, pakistana, indiana e le vocalità extraeuropee in generale. È docente di canto jazz presso il Conservatorio “T. Schipa” di Lecce.
