Lecce – Nella Sala Teatrino – Biblioteca Bernardini del Convitto Palmieri, ha avuto luogo un incontro divulgativo del progetto NAT – Nature, Arts, Technologies, promosso da ITI Italia, sostenuto dal programma Creative Europe dell’Unione Europea in partenariato con UNITER – Unione dei Teatri della Romania (Romania), ITI Cyprus – Centro Cipriota dell’International Theatre Institute (Cipro), HDACIS – Human Development and Culture International School della Georgia e AVR Lab – Laboratorio di Realtà aumentata e Virtuale del Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione dell’Università del Salento (Italia).
L’incontro si è aperto con i saluti istituzionali del prof. Luca Bandirali, docente UniSalento di Cinema, Fotografia, Radio Televisione e Media Digitali, in rappresentanza della Rettrice dell’Università del Salento Maria Antonietta Aiello.
Il progetto NAT, ha spiegato Roberta Quarta (attrice e coordinatrice del progetto NAT)) nasce dalla volontà di creare un lavoro con le comunità attraverso dei processi partecipati, per un arricchimento reciproco. Tre i luoghi dove si sono svolte le residenze artistiche: Kalopanayiotis (Cipro), Sfantu Gheorghe (Romania) e Lecce (Italia). Tre i temi proposti: “acqua e vino” a Cipro, che ricordiamo essere ancora divisa in greco-cipriota a sud e turco -cipriota a nord e divisa a Nicosia dalla cosiddetta linea verde controllata dall’ONU. Un titolo che evidenzia il grande problema dell’acqua che Cipro deve costantemente affrontare, associata al vino che evoca le feste dionisiache, le Grandi Dionisie legate al teatro; “The other is me” in Transilvania, dove convivono tre comunità, quella romena, ungherese e tedesca, con grande difficoltà di avvicinamento perché per via della differente lingua, i bambini frequentano scuole diverse; “La natura siamo noi” in Italia. I luoghi scelti per le residenze dove poter svolgere le pratiche teatrali e le attività laboratoriali sono stati vari, un’ex fabbrica di tabacco, parchi e oasi naturalistiche.
In questo tempo tragicamente segnato e condizionato da conflitti anche fare teatro è certamente una forma di resistenza. All’interno del processo artistico creativo è proseguita una ormai consolidata pratica, rappresentata dalle installazioni multimediali, realizzate dall’equipe del prof Lucio de Paolis del dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione dell’Università del Salento, che ha ben saputo raccontare attraverso l’elaborazione di immagini, luoghi e natura.
Fabio Tolledi, Presidente dell’ITI Italia, Direttore artistico del progetto NAT, ha posto l’accento sul contenuto materiale ed immateriale che questo progetto porta in sé. Ricordando la nascita dell’International Theatre Institute avvenuta nel 1948 all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale, e la data della Giornata Mondiale del Teatro il 27 marzo, che quest’anno presenterà il messaggio dell’attore e regista statunitense Willem Dafoe. Il teatro è “Ora e Qui”, è qualcosa che vive nell’istante in cui si fa, è qualcosa che crea discorsi, quelli necessari anche e soprattutto durante la guerra, quelli che costruiscono ponti, che mettono assieme comunità differenti. In fondo la parola Pace che deriva dalla radice sanscrita porta in sé non solo il significato di pace ma anche di legame.
“Il lavoro in teatro è collettivo e ogni apporto è decisivo per il suo sviluppo, io – continua Tolledi – nasco poeta ma la poesia è un atto individuale tra me e il foglio bianco mentre il teatro è collettivo. L’attività teatrale è un lavoro sotterraneo che si nutre di cultura, farla nei paesi dove c’è la guerra è necessario, perché le persone vogliono continuare ad amare a ridere a mangiare, l’amore supera la guerra e per questo bisogna decostruire tutto ciò che porta alla violenza, che ancora, va indagata e riconosciuta”.
L’evento moderato da Carola Gatto, ricercatrice dell’Università del Salento, ha visto la partecipazione del Prof. Lucio Tommaso De Paolis, Direttore scientifico dell’AVR Lab e di Carla Petrachi, giornalista e operatrice culturale, la quale ha sottolineato l’importanza della formazione dello spettatore per uno sguardo alla scena teatrale più attento e consapevole, perché come evidenzia Antonin Artaud “l’attore non interpreta semplicemente un personaggio, ma vive e agisce sul palco, mettendo a nudo la propria anima per colpire visceralmente lo spettatore”.
L’incontro si è concluso con la proiezione del video /documentario del progetto a cura del filmmaker Davit Chikadze dell’ Human Development and Culture International School della Georgia.
