L’unico Centro Cefalee presente in Puglia e altresì su scala nazionale, è il Territoriale avente sede a Campi Salentina con pari dignità rispetto ai Centri ospedalieri di Lecce, nell’ambito del “V. Fazzi”, del “Di Summa-Perrino” di Brindisi, del “Francesco Ferrari” di Casarano, lo afferma l’unica convenzionata che lo gestisce, la Dott.ssa Giovanna Trevisi, neurologa, intervistata nella trasmissione “Mi Curo di Te”.
Il format scientifico settimanale ideato, diretto e condotto da Antonio Soleti, trasmesso da Radio Portalecce e Radio One affronta il tema annoso di questo disturbo che colpisce 6 milioni di persone circa solo in Italia. L’ospite della puntata, vice coordinatrice regionale della SISC (Società italiana Studio Cefalee) è un’emicranica e riporta tutto ciò che si collega a questo mondo bisognoso che chiede visibilità; infatti la cefalea è una malattia definita “invisibile”, avente tuttavia un peso sociale ed economico degni di nota perché è invalidante soltanto, poiché ha un inquadramento schizofrenico nel senso che viene assicurata l’assistenza sanitaria ma non l’esenzione ticket per i farmaci appositi, non riconosciuta dai LEA, né dallo Stato qualora il paziente decidesse di andare in pensione preventivamente. In realtà si attende l’emanazione di nuovi decreti attuativi.
Il conduttore chiede quale trafila debba fare l’interessato e così si scopre che stavolta la maggiore incombenza spetta al medico di medicina generale che, solo se lo ritiene, lo invia ai Centri cefalee di riferimento. E’ curioso sapere che in questo caso “il territorio va a casa del malato”, ossia nella fascia oraria in cui è in servizio la dott.ssa Trevisi si include la visita domiciliare, e spesso ciò è l’iter che porta ad affrontare la malattia ex novo.
Ineluttabile dividere a seconda del rilievo diagnostico la cefalea in primaria e secondaria, la prima senza causa che la sottende, distinta in emicrania, cefalea tensiva, a grappolo e l’altra di natura infiammatoria, neoplasica, vascolare, tanto per citare qualche esempio. L’allarme lo dà la red zone, e dunque, cosa fare? Iniziare con l’imprescindibile diagnosi clinico-anamnestica che rende talvolta assolutamente inutile l’oneroso esame strumentale, come asserisce l’esperta, e ha una buona prognosi, grazie all’avvento dei farmaci gepanti che si aggiungono ai monoclonali, preparati nello stesso presidio ospedaliero di Campi Salentina. Assodata l’ineliminabilità dell’accertamento neuroradiologico, quando richiesto, lo sostiene sottolineandolola dott.ssa Trevisi che rimarca un dato allarmante attinente all’età dei pazienti, compresa tra l’adolescenza e la vecchiaia; in tale range prevale la familiarità meno l’ereditarietà, per un letto di contenimento di 800 pazienti pressappoco all’anno che passano dallo SVAMA, in seguito alla sequenza del Centro diagnostico cefalee territoriale.
La domanda di Soleti sull’eventuale opportunità del numero chiuso a medicina trova un commento confortante: abbattere, chiudere il numero chiuso, vista l’urgenza di implementare il più possibile la classe medica, pena l’abbandono della popolazione in cerca d’aiuto per la salute che significherebbe una incivile e iniqua esclusione delle categorie designate. Degno di orgoglio altresì il progetto della protagonista Giovanna Trevisi che è presidente nazionale LINT (Lega Interdisciplinare per la Neurologia del territorio) e che vede una gratificazione e risposta all’emergenza territoriale che ha come destinatari gli ospiti della struttura carceraria di Borgo San Nicola a Lecce. Una iniziativa che dà senso e condivisione all’istituzione della giornata nazionale del mal di testa programmata nel mese di maggio e internazionale a giugno. Questo e altro si può seguire nell’intervista alla fine dell’articolo.
