Addictus, schiavo dei romani riporta all’idea delle dipendenze nella società egemonizzata dal virtuale. Un focus che caratterizza la puntata del 26 novembre del format scientifico “Mi Curo di Te” in onda su Radio Portalecce e Radio One con la direzione del suo autore e conduttore Antonio Soleti che ha avuto la splendida idea di dialogare con Domenico Fabio Cuzzola, psichiatra, psicoterapeuta, tossicologo responsabile del Dipartimento Dipendenze patologiche presso l’ASL di Lecce.
La prima domanda sorge spontanea, sono cambiati i connotati, per così dire, del dipendente da sostanze? Assolutamente sì, dal tipico assuntore di sostanze psicotrope, “armato” di siringhe, pass per il paradiso artificiale, si è passati ad una condotta più “sicura”, meno invasiva sul piano della salute comunque fortemente letale, e cioè al fumo di eroina e coca e ad un’altra forma di dipendenza vecchia quanto il mondo, l’alcol. La supremazia ce l’ha la componente sociale nel senso che si con-dividono i momenti di alienazione, ferme restando altresì le difficoltà di trattamento, i rischi per la persona, ovvero lo sconfinamento in overdose gravi e non ultimo lo scompenso psicotico.
Si somma accanto l’abuso di droghe postmoderne come il GAP, gioco d’azzardo patologico, la dipendenza da smartphone, da internet, dal gaming più in generale. Dopo la sigaretta cosparsa di “roba” non più iniettata, si fa strada il Fentanyl, droga popolare negli USA, nel nord Europa che timidamente si affaccia nel settentrione d’Italia. Vi è dunque una storia che narra il percorso tossicologico, per usare un termine illustrativo.
Cuzzola chiarisce che il termine SERD sostituisce il vecchio SERT, dove la D sta per dipendenza in senso esteso. La casistica abbraccia anche i consumatori della rete, i leoni da tastiera, i famosi nativi digitali, talvolta dipendenti camuffati avendo a loro carico una sindrome di evitamento della relazione de visu, attraverso una forma mediata dal web, in apparenza protetti ma con un indice di forte aggressività simbolica eterodiretta, come prova il cyberbullismo, assai più pericoloso di quello esercitato di persona.
Da sempre però la dipendenza è assimilabile alla sua diretta conseguenza, l’AIDS e il quesito che l’uditore si pone conduce Soleti , ottimo interprete della curiosità dei suoi appassionati followers a chiedere all’illustre ospite se si muore ancora della sindrome di immunodeficienza. La risposta è no anche se permane il costume della promiscuità sessuale, fattore scatenante e/o favorente la malattia. A combattere nella sede deputata il “virus” di ogni dipendenza c’è una task force formata da medici, psicologi, assistenti sociali, educatori, infermieri e l’intero team assicura approcci psicoterapici, farmacologici, collaborazioni con i servizi sociosanitari e raffronti con le Comunità, soggetto spesso toccasana.
L’interrogativo del conduttore riguardo al suo solito pallino sulle liste d’attesa stavolta trova una responso positivo, domanda e risposta registrano una tempistica risolta nell’immediatezza assieme all’assistenza psicologica che vede sovente nel metodo cognitivo-comportamentale una chiave di volta delle patologie dell’anima del terzo millennio. Di nuovo c’è, a detta di Cuzzola, che nell’approccio di oggi sussiste il supporto alla famiglia e suggerimenti al dipendente dir si voglia e al giocatore che gioca per giocare, vincendo o perdendo, poco importa, un circolo virtuoso da opporre al vizioso, dispensando elementi di fiducia, speranza, condivisione del percorso di rinascita e poi un’apertura ai giovani, consistente nel polarizzarsi verso di loro con atteggiamenti di promozione del loro linguaggio, attenzione alle scelte ad esempio musicali e al livello empatico immancabile. Si dice infatti che si prendono più mosche con un cucchiaino di miele che con un barile di aceto.
Veramente interessanti le perle di saggezza del dr. Cuzzola accompagnato degnamente dal direttore di questa rubrica giunta alla quarta edizione con successo tributato ad ogni appuntamento e in questo in particolare si invita a soffermarsi sull’intervista in coda per fare luce sul fenomeno tanto purtroppo particolarmente in voga.

Grazie Daniela, perché hai trattato un argomento attualissimo, con la speranza che le informazioni che tu hai dato in modo molto puntuale possano servire ad aprire gli occhi a tante persone che purtroppo soffrono di queste dipendenze .
Grazie Daniela, perché hai trattato un argomento attualissimo, con la speranza che le informazioni che tu hai dato in modo molto puntuale possano servire ad aprire gli occhi a tante persone che purtroppo soffrono di queste dipendenze .