La Sala dell’Auditorium del Museo Sigismondo Castromediano di Lecce gremita a regola d’arte, è il caso di dire, in occasione della celebrazione della voce lirica internazionale che porta il nome dell’immenso Tito Schipa, onora il divo e l’uomo troppo presto sottratto alla sua amata Lecce.
L’associazione che vanta mezzo secolo circa di dedicazione, detta per l’appunto “Amici della lirica di Lecce”, è ben felice di ospitare il Prof. Corrado de Bernart che propone una lettura originale e riccamente documentata dell’”Usignolo leccese”, denominazione assegnatagli per via delle sue corde vocali eccezionalmente cristalline. Nella conferenza il maggior tenore di grazia della storia dell’Opera viene immortalato anche sulla pellicola con immagini che scorrono come in un flashback rappresentando il suo funerale dallo stesso desiderato nella cornice della bellissima Lecce del 1956.
La prova del fatto che sia stato riamato, qualora se ne ravvisasse la necessità, è una testimonianza numerica, migliaia di persone presenti all’evento di commozione indicibile. Il relatore della convention, tra l’altro presidente della Delegazione FAI di Lecce, già direttore del Conservatorio di Lecce, rimarca l’aspetto gioviale e l’amore per la vita sempre manifestato dall’Usignolo d’Italia, cosi definito altresì. Il Maestro de Bernart ne sintetizza la biografia, mettendo a fuoco l’importanza degli incontri con autorità di spessore artistico-culturale e musicale divenute mentori, promotori, curatori delle straordinarie inclinazioni d’elezione del giovane Schipa, allora necessitanti di appoggi concreti ed economici e spinte emotive nella direzione definitiva di cui il conferenziere narra, riportando ogni tappa del suo percorso di vita, tuttora inimitabile.
In Italia benvoluto da Puccini, diretto da Toscanini, prosegue con la conquista del Metropolitan di New York a cui aggiunge la particolare dedizione nell’ambiente cinematografico, diventando attore e produttore di film di incredibile successo. Ma il suo personaggio è riconosciuto anche perché custodisce l’umano, la sua anima è sensibile davanti alla presenza dei meno fortunati. Grande benefattore, padre di Tito Schipa Junior, l’artista quest’ultimo che, oltre ai suoi interessi musicali e non consuetamente coltivati, è stato il primo autore di un’opera rock a livello nazionale. In definitiva la personalità versatile dell’illustre conterraneo la si ricorderà immaginandolo mentre passeggia da buontempone nel capoluogo salentino conversando amabilmente nella lingua dialettale.
Questo è il massimo dell’appartenenza che sarà legata al suo nome sempre, portando il marchio made in Lecce in tutto il mondo musicale, artistico, sociale, virtuale e squisitamente reale.

Complimenti cara Daniela, hai saputo far rivivere tutta la narrazione di De Bernart in questo tuo bellissimo articolo, cogliendo tutti i punti salienti che ci restituiscono un Tito Schipa che, come canta una sua celebre canzone, ha sempre amato Vivere e……..Vivrà. Grazie
Grazie a voi e a te in particolare cara Antonella perché insieme riuscite a tenere magistralmente in vita la storia della grande musica per cultori, appassionati e anche curiosi. Un sentimento contraccambiato
Bellissimo articolo cara Daniela Grazie per averci fatto conoscere meglio l’usignolo leccese, non solo dal punto di vista artistico, ma anche umano
Grazie Anna, un’ artista come te non poteva rimanere insensibile alla narrazione della figura del grande conterraneo, amato in ogni dove