“Novanta 90 per una notte – Malè in tour!” presso la grandissima e super tecnologica discoteca Living di Maglie (ex Opera’) ha riportato i fedelissimi del disco e della dance agli anni più scatenati sulle piste. E se fisiologicamente si sa “uno schema motorio diviene uno schema mentale”, allora si può serenamente ammettere che la forma mentis delle generazioni adulte di oggi dentro custodisce “il fanciullino che vibra” e vuole essere liberato da costrutti e sovrastrutture di difese. Ballare tra le luci e i sorrisi e l’armonia di musica e scenografia aiuta lo spirito e in una sorta di “rito tribale attorno al fuoco” crea spirito di appartenenza e gruppo. Una delle pagine più belle della musica dal vivo è stata scritta sabato 27 dicembre 2025 grazie ai deejay storici e famosi Sandro Toffi, Marcello Danese, Roberto Lezzi, Marco Abati e Federica Memmola. Un mix di musica pop ed il sound dall’inconfondibile Antonio Castrignanò apparso come un mago saltellante e scintillante a ritmo di pizzica con il suo tamburello sul palco, riscaldando gli animi e trasportando i dancer in un mondo di nostalgia e sogno.
Nel 2006, proprio Castrignanò ha iniziato la collaborazione con il regista Emanuele Crialese che gli ha affidato le musiche del film Nuovomondo (Golden Door) per cui è stato candidato ai Nastri d’Argento 2007 per la migliore colonna sonora. Rinomato il percorso artistico del musicista poliedrico, gli incontri con Uccio Aloisi, Cici Cafaro, Uccio Casarano e Luigi Stifani (registrazioni incluse nel disco che accompagna il volume “Io al Santo ci credo”) e le esperienze formative in seno a formazioni storiche come il Canzoniere della Terra d’Otranto, Canzoniere Grecanico Salentino e Aramirè.
Da giovane tamburo solista alle esibizioni dell’Orchestra della Notte della Taranta, dove si segnala al pubblico per carisma ed intensità interpretativa, diventando in breve tempo una delle voci di punta dell’Orchestra Popolare. La sua fama è arrivata a livello internazionale, grazie anche al legame speciale con il Principato di Monaco dove la principessa Carolina ed il principe Alberto se lo contendono da tempo per le occasioni speciali. Castrignanò, originario della Grecìa salentina, è giunto finanche all’Expo di Dubai. Fu sua la cura musicale del matrimonio di Pierre Casiraghi e Beatrice Borromeo affidatogli a Monaco a suon di pizzica sull’erba nel 2015. Dopo Aria Caddrhipulina del 2018 il nostrano cantautore, così tanto amato dai reali monegaschi Carolina e Alberto, tanto da far parte dello staff che ha coordinato il Balletto di Montecarlo per creare, sul suo repertorio musicale, la nuova creazione del coreografo Jean-Christophe Maillot “Core meu”, adesso porta in tour il suo ultimo Album del 2022 “Babilonia”.
“Taranta, tarantè, taranta, tarantella / taranta, tarantella, vieni, vieni / E ‘nducime cu tie / e ‘nducime cu tie / e ‘nducime cu tie a dhu se balla / E balla ‘Nzina e balla ‘Ntoni / E balla ‘Nzina e balla ‘Ntoni / E balla, beddha mia, ca sai ballare / E balla, beddha mia, ca sai ballare / Quistu è lu ballu(…) de lu prima ammore/ E balla, beddha mmia, ca balla forte ((… ca la taranta è viva/ ca la taranta è viva e nun è morta (...)”. Mito, calore, affetti, superstizione, magia, dialetto, tradizioni, colori, profumi, sapori di casa si intrecciano in queste parole così forti e così nostalgiche in “Taranta World” di Antonio Castrignanò e in questo girare su sé stessi, l’incantesimo avviene senza neanche accorgersene. Un’origine legata alla storia biblica della Torre di Babele dove la moltiplicazione delle lingue impediva la comunicazione, creando caos: simboleggia un luogo di grande rumore, disaccordo ed intricata complessità da cui è difficile uscirne.
L’album Babilonia (Ponderosa Music Records, 2022) del cantautore salentino raccoglie un’idea di percorso immaginario in un luogo indefinito dove tutto si condivide e tutto succede attraverso la musica: una pluralità di volti e generazioni di culture ed idiomi, affrontando temi universali del presente e del passato in un percorso personale con artisti e musicisti straordinari. Il percussionista salentino canta la necessità di conservare il dialetto (“lu dialettu è cultura, radice, armonia , poesia e musica !” ) anche lontano dalla propria terra. Il nostro dialetto proprio come un’entità tribale rivela lo spirito di appartenenza e ci tiene legati alla nostra terra.
