Il dibattito politico sulla prevenzione e sul contrasto agli incendi in Puglia si è acceso negli ultimi giorni attorno alle risorse destinate alle associazioni di volontariato della Protezione Civile. Una reale criticità di tipo amministrativo è stata descritta da alcune forze politiche di destra come la prova di un presunto disimpegno complessivo della Regione e di un taglio generalizzato ai fondi per la sicurezza del territorio. In realtà, i circa 700 mila euro inizialmente disponibili non rappresentavano l’intero finanziamento della Protezione Civile pugliese né la dotazione definitiva destinata al volontariato per il 2026, bensì le somme immediatamente presenti su uno specifico capitolo di bilancio.
A seguito del confronto con i sei coordinamenti provinciali del volontariato, la Regione Puglia ha sbloccato quelle risorse e ha avviato l’utilizzo del Fondo di riserva per ulteriori 1 milione e 728 mila euro, portando il fabbisogno complessivo a circa 2,4 milioni di euro. Questa misura consentirà l’approvazione della graduatoria delle 205 associazioni ammesse e la firma delle relative convenzioni. Grazie all’intervento regionale, i volontari hanno prontamente ritirato la sospensione delle attività che era stata annunciata. Su questo tema Enrico Bove, segretario dei Giovani Democratici di Lecce, ha evidenziato la necessità di partire dai fatti, denunciando come la destra abbia trasformato una difficoltà tecnico-amministrativa in una falsa rappresentazione politica per accusare ingiustamente la Regione.
I recenti incendi divampati a Punta Pizzo e Ruffano hanno tuttavia dimostrato che il problema non può essere ridotto a una mera questione di bilancio regionale. A Ruffano, nonostante la tempestiva individuazione del focolaio, il vento forte ha favorito la rapida propagazione delle fiamme e il Canadair è giunto da Lamezia Terme solo dopo circa due ore, poiché impegnato contemporaneamente su altri fronti. I Canadair fanno parte della flotta aerea dello Stato e sono coordinati dal Dipartimento nazionale della Protezione Civile. Tuttavia, le basi nazionali indicate per la campagna antincendio del 2026 non comprendono la Puglia, nonostante la Regione abbia investito nell’adeguamento dell’aeroporto Gino Lisa di Foggia e abbia richiesto a più riprese un presidio stabile. Bove ha quindi sottolineato che non si può attribuire ogni colpa alla Regione dimenticando il Governo nazionale quando entrano in gioco competenze, uomini e mezzi dello Stato.
La crescente intensità dei roghi deve essere letta anche all’interno del contesto dei cambiamenti climatici nel Mediterraneo. Sebbene il cambiamento climatico non sia necessariamente la causa dell’innesco, che può avere origine dolosa, colposa o accidentale, esso produce condizioni come temperature elevate, siccità prolungata, vegetazione secca e forti venti che rendono i roghi più rapidi, estesi e difficili da contenere. I Giovani Democratici di Lecce hanno concluso ribadendo che non basta intervenire a fiamme già divampate. È indispensabile una strategia complessiva che preveda la manutenzione dei terreni, la pulizia delle aree a rischio, la gestione effettiva delle zone protette, il monitoraggio costante e un coordinamento stabile tra la Regione, i Comuni, i Vigili del fuoco, le associazioni e lo Stato centrale.
