Siamo in compagnia dell’artista Salvatore Sava per parlare della sua ultima mostra “Acquachina” e della prossima “Una diversa temporalità” che s’inaugurerà l’11 dicembre 2025
“Acquachina” nasce su invito del critico e storico dell’arte, professor Massimiliano Cesari che aveva già da tempo intenzione di parlare del mio lavoro di grafica che, effettivamente, non è ancora stato abbastanza divulgato se non per qualche piccolo lavoro, come quello inserito nel libro di poesie di Antonietta Lestingi pubblicato un paio di anni fa, all’interno del quale ci sono opere, che fanno parte di una collezione del 2016 – 2017. Da allora, quasi ininterrottamente ho portato avanti questa mia ricerca grafica, certamente quando riesco a ritagliarmi del tempo, visto che svolgo attività di docente di anatomia e morfologia anatomica artistica all’Accademia di Belle Arti di Lecce e mi dedico prevalentemente alla scultura. Questa mostra è stata inserita nell’ambito de “Lo Stato dell’arte Festival” che si è svolto a Lecce dal 5 al 30 ottobre al parco delle cave di Marco Vito. Il titolo che ho scelto è “Acquachina”, ed ho voluto rappresentare la pioggia senza arcobaleno. Sono un convinto ambientalista ed il tema dell’acqua è molto presente nelle mie opere da un po’ di tempo, in particolare le gocce che ho anche disegnato nel mio studio-laboratorio artistico di Surbo, sono un elemento costante che rappresenta il dolore del nostro territorio, del Salento, sono le lacrime degli ulivi, colpiti, come sappiamo, da questa piaga della xylella, le lacrime degli alberi che prima di morire, perdono le foglie. Ho rappresentato queste lacrime con l’inchiostro nero di china ed ecco il titolo “Acqua china” a cui ho aggiunto “senza arcobaleno”, perché la situazione è piuttosto grave e non si prevede un futuro roseo per questo territorio martoriato.
Cos’è l’arte per lei e come la esprime?
Attualmente per me fare arte è diventato un lusso, perché il tempo è sempre poco e quindi il momento creativo è veramente ridotto al lumicino. Trascorro molto tempo ad insegnare, a fare ricerca e soprattutto a progettare. Realizzare la scultura ha bisogno di spazio, mi serve dell’acciaio e soprattutto della pietra leccese e poi ogni tanto è bene prendersi delle pause per avere un nuovo sguardo, un nuovo modo di affrontare l’arte.
Nel presentarla abbiamo usato il termine “artista”, ma in quale specifico settore vorrebbe essere collocato e ricordato?
Quello della scultura è un campo molto praticato ma ho lavorato tanto anche nel settore della fotografia, del disegno, della grafica, della pittura, dell’incisione a secco, la xilografia. Ogni lavoro parte da un progetto e prima ancora da un discorso visivo che si matura continuamente guardando l’ambiente che ci circonda e che più volte ho fotografato e poi, spesso tradotto in opere scultoree. In questi ultimi trent’anni le fotografie scattate restano a testimonianza di un territorio che è cambiato.
Ci sono dei luoghi che valorizzano appieno le sue opere e dove si trovano?
Ogni luogo che accoglie un’opera con cura la valorizza. Qui a Lecce ho fatto diverse mostre, ad esempio al castello Carlo V, con “magica luna” nel’ 96, in piazza Sant’Oronzo, nell’Abbazia di Santa Maria di Cerrate e poi anche nel Museo di San Cesario di Lecce. Mostre spesso curate dal critico d’arte Luciano Caramel. Tra le più recenti, quella del 2022 nella sede della Fondazione Biscozzi Rimbaud a cura dello storico dell’arte Paolo Bolpagni e tante altre. Le mie opere sono state collocate all’Università del Salento, come l’albero sonoro dedicato alle vittime della mafia; nel Monastero degli Olivetani; presso la Fondazione Centro Studi Ragghianti di Lucca; nella Banca Nazionale del Lavoro di Roma; al Musma, Museo della Scultura Contemporanea di Matera, nel Duomo di Orvieto, presso la Fondazione Tito Balestra, ancora, a Castronuovo di Sant’Andrea, ect.
Torniamo a parlare della sua recente mostra “Acqua China”.
Sono molto soddisfatto della risposta del pubblico. Ho presentato 13 opere grafiche accuratamente scelte da Massimiliano Cesari, che ne ha redatto anche il catalogo, a cura anche dell’ Ass. IRVG asp, all’interno di una mostra realizzata in partenariato con la Fondazione Biscozzi Rimbauld ETS. Un allestimento molto rigoroso in uno spazio che definirei perfetto per quel tipo di lavoro, progettato da Alvaro Siza, un grande architetto portoghese che ha riqualificato il parco all’interno delle Cave di Marco Vito a Lecce. Le mie opere hanno ricevuto anche molti apprezzamenti dal maestro Gegè Telesforo, Direttore artistico de “Stato dell’Arte Festival” che ha manifestato molto interesse per i miei progetti legati alle opere sonore.
Quale sarà il suo prossimo lavoro?
Il mio prossimo lavoro s’inaugurerà a Roma l’11 dicembre 2025. Si tratta di un allestimento appositamente realizzato in San Giovanni a Roma. Porterò un po’ di sculture ambientali, molto grandi, che si adatteranno a quello spazio. Questa mostra dal titolo “Una diversa temporalità” è curata da Antonello Tolve e da Stefania Zuliani per la Fondazione Filiberto e Bianca Menna in collaborazione con TRAleVOLTE APS, il lavatoio Contumaciale e il TOMAV Experience.
