Per Demetra, To Demetra, da Lecce a Podgorica

Il 29 (in prima assoluta), e in replica il 30 ed il 31 gennaio 2026, ad Astràgali Teatro, a Lecce, è stato presentato lo spettacolo “Per Demetra, la Festa delle Donne #1”, Tesmoforiazuse da Aristofane, di Fabio Tolledi. In scena: Sara Cossa, Hanna Daniszewska, Oussema Hfaiedh, Matteo Mele, Luna Amelia Calvo Merino, Roberta Quarta, Simonetta Rotundo, Khouloud Thabet, Sanna Toivanen, Onur Uysal, Musiche di Mauro Tre, eseguite dal vivo da: Andrea Doremi, Roberto Gagliardi, Gianluca Milanese, Cecilia Ancora e con le installazioni visive a cura del Laboratorio di Realtà Aumentata e Visuale dell’Università del Salento ad opera di: Laura Corchia, Giorgia De Giuseppe, Federica Faggiani, Carola Gatto, Ileana Riera Panaro, diretto dal prof. Lucio De Paolis, “in questo progetto, in particolare, abbiamo lavorato con la Realtà Aumentata Spaziale e l’Intelligenza Artificiale, strumenti che ci hanno permesso di arricchire il linguaggio scenico e di creare nuovi livelli di lettura. Grazie ad un lavoro simbiotico con la direzione artistica, abbiamo esplorato la dualità tra maschile e femminile usando proiezioni interattive e non: un gioco di svelamenti e sovrapposizioni, creato a partire dalle riprese degli attori e da materiali selezionati, che lascia al pubblico la libertà di interrogarsi e dare la propria interpretazione”.

Lo spettacolo si inserisce nel più ampio progetto internazionale “ABC – The Alphabet of Love” del Programma Creative Europe dell’Unione Europea, coordinato da Astràgali Teatro, che per quattro anni vedrà la compagnia Astràgali, diretta da Fabio Tolledi collaborare con i partner del Grotowski Institute (Polonia), dell’Espace Culturel Aykart (Tunisia), con la Fundaciòn de la Danza “Alicia Alonso” dell’Università “Rey Juan Carlo” di Madrid (Spagna),  con i Musei e Gallerie di Podgorica, in collaborazione con il Teatro Municipale di Podgorica (Montenegro), e l’AVR Lab del Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione dell’Università del Salento (Italia). Primo di una trilogia, il 7 febbraioPer Demetra, la Festa delle Donne #1”, sarà presentato al Teatro Municipale KIC “Budo Tomovic” di Podgorica in Montenegro, con il titolo “To Demetra, THE WOMEN’S DAY”.

Perché tu, io lo so, sei migliore di me. Perché tu le darai tutto quello che hai. Perché, finché vivrai, amerai solo lei, non farò niente per riportarla da me. Riderà, riderà, riderà… Posti di fronte ad un pubblico numeroso, tre attori e sette attrici, intonano all’unisono questa famosa canzone, portata al successo da Little Tony, al Cantagiro del 1966 (composta da Bernet e Gérard nella versione italiana di Mogol), accompagnati alla chitarra da Fabio Tolledi. Tutti indossano un completo giacca e pantalone di colore nero, una camicia bianca e una cravatta rossa.  All’uscita di scena segue l’accorata lettura “Noi ti ringraziamo buon protettore, per averci dato la possibilità di realizzare questo spettacolo…Dacci ancora la forza di far ridere…”. Euripide, dove mi hai portato? Il drammaturgo Euripide, che descrive la donna sempre molto ripiegata su di sé (interpretato dall’attore Onur Uysal), è spaventato dalla possibile reazione che le donne potrebbero avere verso di lui nel corso della loro festa. Per scongiurare questo pericolo, chiede aiuto ad Agatone affinché parli in sua difesa. Ad introdurre i personaggi sono gli amici di entrambi, in particolare Saro, l’amico di Agatone (l’attrice Sara Cossa) dallo spiccato accento romano, sottolinea la mancanza delle basi del dramma e l’impossibilità di convincere Agatone (che si presenta, come sua consuetudine, vestito da donna), ad intercedere a favore di Euripide. Agatone (L’attrice Simonetta Rotundo), nel presentarsi sottolinea la necessità di portare l’abito conforme al suo pensiero e pertanto di vestire, letteralmente, i panni di chi vuole rappresentare. Intanto, sul fondale, grazie al certosino lavoro del Team “AVR Lab.” di UniSalento, appare la pianta del tempio, con il suo colonnato e subito dopo un simbolico cerchio zodiacale. L’amico di Euripide, Mnesiloco (L’attore Matteo Mele), messo alle strette, accetta di aiutarlo travestendosi da donna. Mentre la lenta trasformazione inizia, fa da sottofondo la canzone di Claudio Villa “Binario”, del 1959, che racconta la triste fine di un amore, e così, prima il rossetto, poi, gli orecchini ed un civettuolo tocco di cipria, infine, una parrucca bionda, perché “ricordatevi” si dirà “niente è come appare”. Nel cambio di scena, vi è il rapido passaggio di un uomo con una spada che presto è posta come ad evocare la guerra ed estendere la parte maschile di sé. Intanto, l’attrice Roberta Quarta appare in scena con un enorme cappello e, con particolare abilità interpretativa, esprime tutto il peso che grava sulla sua testa intonando, insieme al gruppo di attori e attrici “Comme mme pesa ‘sta capa,neh!”, di M’aggia curà, ironica canzone napoletana degli anni’40. Il nuovo cambio di scena porta, forse, alla ricerca della propria identità con una lanterna che illumina il palcoscenico mentre con grande difficoltà una donna cerca di indossare dei pantaloni e al contempo, di sciogliere i lacci che la legano. Dai pantaloni, estrae una carota e poi un’altra che si fa sfilare, con non poco imbarazzo da più di qualcuno dei presenti. “Happy Birthday Mister President”, canta, evocando ricordi di cronaca rosa e non solo. Lo sketch si conclude con “One for You, One for Me” dei La Bionda, del 1978. Nel continuo gioco di ruoli, scambio di epiteti e pistola in pugno, fa da piano d’appoggio la divertente canzone napoletana di fine Ottocento “Levate ‘a cammesella” un duetto scherzoso tra due innamorati che iniziano un timido spogliarello, fino a restare chi in completo dai chiari contorni “Stelle e Strisce” e chi in mutande con non meno evidente “fiamma tricolore”. Ancora, il rapido passaggio di un uomo dai tratti orientali, con in braccio un neonato, avvolto da un panno rosso. Poi, tutti e tutte cantano il ritornello “Adesso arriva lui. Apre piano la porta, poi si butta sul letto. E poi, e poi…” mentre con una lima da unghie continuano a fare la manicure. Luna Amelia Calvo Merino canta le strofe, con la sua naturale dolcezza, perfettamente intonata e non coinvolta dal testo. Interessante questa voluta rappresentazione di una donna che cristallizzata in un atto frivolo, vuole in realtà dire altro.  

Lo spettacolo, di cui non continuiamo la narrazione per ovvi motivi, è provocatorio e palesemente irriverente, nel corso dei tre giorni, ha suscitato interesse oltre che ilarità, ed i lunghi minuti di applausi alla fine di ogni serata, ne sono la testimonianza. Da sempre, la poetica di Astràgali Teatro ruota intorno al femminile, alla parola ed al corpo, in una continua ricerca visiva e sonora, e si esprime, libera da sovrastrutture con la semplicità di chi si offre sempre e solo per amore.     

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