Eri lì febbraio 1996. Vince “Vorrei incontrarti tra cent’anni” di Ron in duo con Tosca, ma il teatro esplode in fragorosi applausi per Giorgia a cui viene riservato un terzo posto.
Il titolo è premonitore di una vittoria che non arriva: “Strano il mio destino” che si aggiudica il terzo posto. L’interpretazione è di un’intensità assoluta, scandita da una voce che é respiro, spasimo. La melodia disegna nell’aria un affresco di suoni che lascia immediatamente il segno. Il testo è di Giorgia e Maurizio Fabrizio e oggi compie trent’anni. Una ballata che racconta l’emozione di un amore ed il suo senso di solitudine interiore.
Strano il mio destino che mi porta qui
A un passo dal tuo cuore senza arrivare mai
Chiusa nel silenzio sono andata via
Via dagli occhi, dalle mani, da te
Che donna sarò se non sei con me
E se ti amerò ancora e di più
Strano il mio destino
Mi sorprende qui
Qui ferma a non capire
Dove voglio andare
Se tutto quell’amore
Io l’ho soffiato via
Ma fa male non pensare a te (…)
Ascoltare la voce di Giorgia in particolare in questo brano ci restituisce immutato lo stesso pathos di quella notte del 1996 in un teatro che restò letteralmente muto davanti ad un interpretazione così singolare e autentica di una delle voci più rappresentative dell’intero panorama musicale italiano tra passato e presente.
