«Alla guerra se parte tisi e se torna stisi» (Antico proverbio popolare)
Ci sono storie capaci di attraversare il tempo non per la grandeur dei loro protagonisti, ma per la sognante e dolorosa semplicità con cui posano lo sguardo sul mondo. “La Guerra di Rocco”, intensa opera teatrale scritta da Giovanni Delle Donne insieme a Massimo Giordano (che ne è pure l’interprete), appartiene a questa rara categoria. In scena nella suggestiva e carica di storia cornice dell’Area Archeologica di Roca Vecchia la sera dell’8 agosto 2026 (ore 21:00), la pièce trasforma la memoria della Prima Guerra Mondiale in una riflessione universale, necessaria e quanto mai attuale sull’assurdità di ogni conflitto armato.
Il cuore pulsante dello spettacolo è Rocco, lo “scemo del villaggio”. Un personaggio buono, ingenuo, privo di sovrastrutture ideologiche o di malizia, che viene strappato alla sua quotidianità e scaraventato nella carneficina del fronte del ’15-’18. Rocco parte fidandosi ciecamente dell’essere umano e dell’autorità: parte convinto che ogni ordine abbia un senso, che ogni azione debba rispondere a una logica di bene e di giustizia.
È proprio attraverso i suoi occhi limpidi che la guerra rivela la sua natura più spietata e grottesca. Giunto tra i camminamenti di trincea dell’Isonzo, del Monte San Michele, di Gorizia, fino alle tappe drammatiche di Caporetto e Vittorio Veneto, Rocco non trova l’eroismo celebrato dalla retorica ufficiale. Trova invece una catena sconsiderata di gesti privi di significato. La logica della guerra appare per quello che è: il frutto malato di menti chiuse e pensieri arroccati, incapaci ormai di riconoscere nell’altro da sé un fratello, persino quando l’idea stessa del “nemico” perde ogni consistenza reale.
Nonostante la drammaticità dei temi, la scrittura e l’interpretazione di Massimo Giordano scelgono la via della dolcezza, dell’acuta osservazione e dell’ironia. La parola scenica restituisce umanità ai soldati dimenticati, affrontando fatti storici della Grande Guerra che diventano parabola universale: eventi che potrebbero raccontare ogni guerra, in ogni angolo del pianeta e in ogni epoca.
Nato nell’anno del centenario della Prima Guerra Mondiale, lo spettacolo risuona con bruciante urgenza in un pianeta che non ha mai abiurato alla violenza e non si è mai arreso alla pace.
Il destino di Rocco culmina in un gesto di straziante e ingenua poesia: tentando di custodire la propria incorrotta saggezza, muore mentre cerca semplicemente di superare la trincea e gridare ai soldati schierati sul fronte opposto una verità disarmante: la guerra è finita.
Incastonato tra i resti millenari e il mare dell’Area Archeologica di Roca Vecchia, lo spettacolo – promosso dal Comune di Melendugno in collaborazione con l’associazione culturale Viadotti ETS, con Archeo Roca e con Art Work – rappresenta un appuntamento culturale e civile di profondo spessore, reso ancora più accessibile dalla formula ad ingresso libero.
