Come utilizzare la stagione primaverile come una panacea per tutti i mali? Quando si parla degli anni, specie a proposito di giovani, si dice che compiono un tot di primavere, alludendo a dei felici anni, si suppone, trascorsi in sintonia con le proprie trasformazioni psicofisiche. Essenzialmente nella stagione di mezzo si suole condividere le emozioni con la famiglia, gli amici e con chi si incontra per la propria strada, rammentando di conservare sempre una positività di base e, come dicono i nostri progenitori “Memento audere semper”, frase emblematica abbinabile per un’associazione di somiglianza in particolare al periodo annuale della rinascita.
Bene, la stagione primaverile aggredisce sovente la tristezza protratta dal chiudersi in casa, in sé stessi e pensando di ripararsi dagli inconvenienti fisici conseguenti alla possibile flessione del tono dell’umore. Apriamo ora la porta alla primavera che ci introdurrà nell’estate. Un crescendo di sentimenti all’insegna del cambiamento ci accompagna, salvo nei casi in cui prevale una certa tristezza sconfinante nella depressione, non facciamoci scappare l’opportunità di fermarci, paradossalmente spostando le lancette in avanti in un escalation di felicità e di colore, basta guardare la natura lì fuori!
Benedetta primavera! Grazie per il fatto di regalarci tanto, in particolare rose, con le spine sì, ma chi riceve o compra un fascio dei fiori prediletti da Santa Rita non pensa più alle criticità dell’inflorescenza, considerato che se pure ci sarà una spina servirà ad elevarci fin lassù.
