Dai! cantiamo! Cantiamo una canzone tutti insieme! Proviamoci. Eravamo pronti senza un giorno di prove, siamo tornati bambini che cantavano nelle piazze le canzoni nostalgiche dei vecchi jukebox!
Quanto passato intrecciato nella memoria di noi appassionati delle song italiane un po’ retrò, che chiediamo allo sguardo più prossimo a noi di aggiungere la strofa dimenticata, per continuare a cantare in una coralità così familiare che ci disorienta ma ci accomuna.
Siamo venuti per la poesia, in una piazza che ricorda un po’ la scenografia di un’opera verista, la musica c’è già, ma non l’abbiamo scelta l’abbiamo subìta, inutile come una sorpresa nell’uovo di Pasqua.
Parole che si sono fatte largo tra la folla, parole che hanno vinto sul chiasso dei vicini di palco, parole a sorpresa, improvvisate, ma scolpite quelle di Franco Arminio a Nardò. Lui, il paesologo, l’autore di un festival popolare nella vicina Basilicata, lui che ha trasformato l’it-Aliano, borgo piccolo piccolo, in un ritrovo importante per gli spaesati della letteratura: La luna e i calanchi.
Un uomo vestito di poesia, che regala versi come fossero fiori, che riempie gli spazi di ordinaria comunicazione, facendoci tornare alla vera essenza della vita. Gli amici, un caffè al bar, un vecchio solitario sull’uscio di casa, una dimora abbandonata, una strada, una via, un cortile, una parola, un segno che ci riporti ad essere umani.
Un Salento da mare… da riprendere e da contemplare.
Si può cominciare dalla parola che diventa suono, dal canto che diventa poesia. Scriviamo, ridisegniamo lo spazio abitato, scopriamo nello sguardo dell’altro il nostro appartenere.
Fermiamoci davanti a noi e seminiamo di poesia il nostro futuro. Proviamoci.