A pochi mesi di distanza, ora sono di nuovo “Insieme” come le loro vite, la loro musica e quell’album immortale che ci hanno regalato i due astri della canzone italiana d’autore: Gino Paoli e Ornella Vanoni.
Sopravvivono le canzoni, la complicità, la passione, il ricordo.
Un paio di occhiali che nasconde uno sguardo malinconico, intrigante. Una sigaretta stretta tra le dita, un sorriso accennato; apparentemente un uomo semplice, ma ossessionato dall’amore, dall’alcol, dalla droga. Con la sua voce ha tracciato un solco nella storia della musica pop. Ha cullato cuori infranti, ha accompagnato generazioni di amori disperati; un vero poeta della canzone, eredità appresa fin da giovanissimo, cresciuto ascoltando i grandi della musica internazionale: Nat King Cole, Billy Holiday, Bud Powell. La madre pianista, gli insegna a suonare.
Dalla provincia di Gorizia, Monfalcone, suo paese natale, si trasferisce in Liguria, dove fonderà il gruppo della mitica “Scuola Genovese” insieme a Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Fabrizio De André e Umberto Bindi. Compie una vera e propria rivoluzione nella musica d’autore, contaminando i suoi brani con richiami cari al jazz ed alla Soul Music.
Abbandona gli studi e si arrangia a fare di tutto, dal pittore, al facchino al grafico. La sua vita cambia dopo una gita a Milano, per una audizione presso la casa discografica Dischi Ricordi, con cui pubblica “La tua mano”, “Senza parole e quel miracolo “Sassi”, senza ottenere però alcun successo. Più tardi, grazie all’attenzione di Mogol per “La gatta”, svetta in cima alle classifiche. Seguono successi, ancora oggi intramontabili: “Il cielo in una stanza, Che cosa c’è, Senza fine, Sapore di sale, Averti addosso, Albergo a ore”.
Un viaggio tra le pieghe dell’anima, una voce che scava nella profondità del sentimento, una ricerca, un’introspezione, una verità che si confonde in una canzone.
Dal “Cielo in una stanza” al grande cielo per Gino Paoli, lo stesso cielo che lo portò al successo e che lo ha consacrato e consegnato al tempo. Eppure la depressione non ha mai smesso di tormentarlo, le crisi sentimentali lo porteranno in quel lontano 11 luglio del ‘61 al suicidio, affari di cuore puniti con un colpo al cuore…un proiettile che gli rimase incagliato per tutta la vita. “Un colpo al cuore, è diverso, privato (…) L’amore e la morte non si scelgono”.
Tante passioni sentimentali, amori, legami che non riuscirà mai a recidere del tutto. Arriva poi Ornella Vanoni e negli anni 60 comincia il loro amore “Senza fine”. Una vita tormentata, a tratti dissoluta, Il whisky gli tiene compagnia, ma dopo la morte del fratello causata proprio dall’abuso di alcol, arriva il momento di smettere.
Per un lungo periodo si allontana dalle scene, ma il suo ritorno è trionfale, come se il distacco non fosse mai avvenuto “Ti lascio una canzone, Cosa farò da grande, Questione di sopravvivenza” e poi tanto, tanto altro ancora…
Tante le collaborazioni con i grandi del jazz Enrico Rava, Danilo Rea, insostituibile compagno al pianoforte. Il resto è storia, le sue canzoni sono il segno della sua immortalità “Averti addosso, Non andare via”.
91 anni e “Vivere ancora soltanto per un’ora, sentire che per sempre il mio destino”. A tutti i coloro che l’hanno amato resta “quel gusto un po’ amaro di cose perdute di cose lasciate” …
