Di che cosa si sostanzia il tango? Un modo per riscoprire, nell’era dei nativi digitali, la bellezza del contatto fisico e la pienezza della trasmissione di aneliti di emozioni nello stesso presente. Una tendenza altresì a proiettare a riverbero il gioco dei sentimenti che si avvicendano lasciando una scia chiaroscurale nella performance che unisce i ballerini in un accordo senza tempo, eternato dalla scala musicale. Ed è un vero e proprio abbraccio profondo e un approccio analogico esterno alla vocalità che arricchisce in profondità ciò che perde in estensione. Non si tratta di rispondere ad un regolamento tecnico ma di fissare lo sguardo e percepirne i movimenti che i due corpi a chiasma lasciano trasparire in accenti di sensibilità, messaggeri di fiducia, empatia ed espressione emotiva.
Tutto accade mediante le mosse che agevolano la postura, l’equilibrio e la comunicazione a due e quest’ultima si moltiplica per coloro che esperiscono il ballo argentino, diffuso sempre più capillarmente. Non solo le parole sono mezzi per vivere in maniera positiva lo spazio circostante, in più uno dei cinque sensi, il tatto insegna a manifestare desideri e soddisfazioni nel qui e ora. Questa pantomima culmina nell’abbraccio, inutile fare riferimento all’importanza di questo movimento aggregante che rivela su tutti i piani l’inconscio, il conscio e soprattutto il preconscio nonché il valore della relazione con se stessi e con l’altro e in questo il tango argentino è maestro.
