Il lutto, l’abbandono, la perdita sono esperienze universali che toccano iniziando dai giovanissimi. Spesso la sensazione d’allarme ci porta ad interrogare subito uno psicoterapeuta infantile mentre sfugge che anche il genitore deve essere consapevole della valenza che hanno variabili come: il coinvolgimento nei vissuti quotidiani e l’autoconsapevolezza riguardo a come si esperiscono i propri personali stati affettivi che nell’educazione diventano di matrice proiettiva. Ciò vuol dire che è auspicabile far sì che ci si “sintonizzi” sulla stessa lunghezza d’onda con le creature che si affacciano al mondo dei “grandi”. E’ importante nei casi di separazione fra persone care, sia essa fisica, figurata o addirittura totale e cioè definitiva, ovvero successiva alla morte, avere chiaro il concetto di amore. Infatti è bene spiegare ai più giovani che se analizziamo il significato etimologico di questo vocabolo, riscontriamo che a(more) è deprivativo e sta a significare senza morte e sinonimo di amore. In fondo è da tenere in debito conto che il sentimento dell’amore, qualunque sia il suo decorso è una forza vitale che trascende il tempo, concepito altresì a livello multiculturale. Il senso intimo del connubio vita-morte è presente sin dalla nascita dell’essere umano e vivente in generale. E non solo i credenti sanno che dopo una separazione c’è sempre una ri-nascita, quindi il lutto cessa di essere tale per abbracciare un’alternativa condizione vitale. L’amore infatti è visto come antidoto alla finitezza e al nulla, tramutandosi in un’energia che ci rende vivi e ci connette a qualcosa di più grande. Un promemoria per piccoli e adulti.
Separazione e lutto emotivo tra i giovanissimi
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