L’estensione in superficie e in profondità della crisi geopolitica ha significato un nuovo riassestamento infrastrutturale delle imprese esistenti su vari territori con le loro fisiologiche implicazioni. La gestione del rischio geopolitico rivela la necessità di analisi degli impatti, delle relative criticità e la creazione dei cosiddetti piani di contingenza. Questi constano di strategie preventive create dai governi con la finalità di limitare i danni e prevenire il blocco della produzione, ovvero assicurare la liquidità finanziaria.
Come prevede il metodo ZICG che riconosce l’unicità dell’obiettivo di trasformare i rischi internazionali in leve decisionali e operative.
Si testa così il grado di vulnerabilità delle zone che la crisi può colpire. Un altro aiuto è dato dall’analisi WHAT-IF, una sorta di brainstorming che consente di ottimizzare le decisioni prima di metterle in pratica. Riguardo alla sicurezza sul luogo di lavoro vi è altresì l’ ASSETT CLASS che agisce sui beni rispettando regole normative e analogie comportamentali sui mercati. Una task-force che permette di agire e re-agire seguendo una coerenza interna durante il dispiegarsi di una crisi che permette non solo in contenimento del danno bensì anche un importante sfruttamento delle risorse esistenti in atto e in potenza.
