La geopolitica contrassegna uno spazio geografico ben definito, il gradiente del potere insito fra stati, popoli e contesti sociali internazionali. Quotidianamente si parla di incertezza geopolitica, ovvero di una crisi planetaria senza precedenti che crea squilibri sociali, emotivi, logistici per quanto attiene la dimensione della sopravvivenza fisica e dunque da reprimere con forza.
Lo scottante quadro esistenziale esige interventi emergenziali in vari territori, popolazioni e culture che influenzano la politica estera e le strategie di potenza. Utile in simili frangenti è impiegare strumenti atti a distrarre dalla fissità del pensiero ai fini di incidere su realtà più gestibili. L’antidoto a tali forme di invasività in senso stretto è la rifocalizzazione dell’attenzione portandola sul proprio sé per poterne preservare l’integrità psichica, aprendo nel contempo a soggetti, come ad esempio gli enti del terzo settore, che interessano in senso allargato le operazioni di sostegno.
In primis evitare l’autocolpevolizzazione nel qui e ora. Poi prendersi pause dalle richieste che possono attendere come le mail e concedersi momenti meno coercitivi per ritrovare l’equilibrio interiore. Più facile a dirsi che a farsi! Uniti amici vicini e lontani, figli tutti della razza umana, possiamo in realtà fare molto, in apparenza piccoli ma grandi nel sentimento obtorto collo in disastri epocali. Responsabili in una certa misura dei propri stati d’animo, rendiamoci un servizio, non lagniamoci, tale reazione spesso diventa lo sport più praticato, sebbene in uno sfondo inquietante.
Un mezzo possente che dà continuamente risultati indicibili, sorprendenti e miracolistici è il ricorso alla fede. Certi che se qualcuno fra i terreni mostra uno scetticismo di base, da lassù la sfera celeste ci accompagna in un infinito che qui ha la forma del finito. Si può provare con un buon calcolo delle probabilità, lo dimostra il dispiegarsi dei fenomeni naturali.
