Nel bel mezzo dell’età evolutiva accade che oltre a gioie, “premi” della vita e certezze un preadolescente faccia esperienza del distacco da qualcuno da cui è amato. Quando si verifica ciò succede che il dolore dell’infante impatti perfino sul terapeuta nel corso della seduta. Tuttavia si fronteggia con il ricorso al counselling e al sostegno psicologico la cui entità di risposta varia da caso a caso.
Ogni giorno il genitore o chi fa le veci è bene sappia che le reazioni possono indurre errori nella valutazione di particolari stati d’animo della persona seguita, in buona misura ripetuti. Il lutto o la perdita non elaborati immancabilmente sfociano nei disturbi dell’adattamento siano essi di carattere depressivo, ansioso o fisici come l’insonnia e spossatezza o ancora relazionali che si traducono in isolamento e conflitti, da risolvere.
Tali vissuti nelle migliori casistiche svaniscono all’incirca dopo un anno. In caso contrario occorre pianificare un progetto psicoterapeutico polarizzato sull’autosvalutazione e i sensi di colpa, questi ultimi assai dannosi, come avviene tra gli ossessivo-compulsivi, infatti, la cui illusoria componente “magica”, cioè di annullamento dell’atto ideale non mette la parola fine alla reale sofferenza. La soluzione sta sempre nel mettersi in discussione per raggiungere un’autonomia possibile serbando un seppur qualunque rapporto con l’esterno preferibile all’assenza di rapporti sociali.
