Dopo “Il sapore della fede. L’apporto patristico e le sfide-promesse del nostro tempo”, (Ed. VivereIn, 2023), Mons.Luigi Manca, già direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Lecce “Don Tonino Bello”, il 21 febbraio scorso, ha presentato a Campi Salentina, insieme all’Arcivescovo di Lecce, Angelo Raffaele Panzetta, la sua ultima opera letteraria teologico-filosofica.
Il titolo emblematico del libro “La patria si è fatta via. Questioni agostiniane (ri)aperte” è lontano da contenuti di stampo politico o ideologico, ma rappresenta una rivoluzione sulla scia di Sant’Agostino, che “nonostante il trascorrere dei secoli, rimane sempre in prima pagina nel grande giornale della storia” come scrive l’autore.
Fra i presenti, nella Parrocchia Santa Maria delle Grazie, anche Paolo Maci, presidente della Fondazione Città del Libro di Campi S.na, Alfredo Fina Sindaco della cittadina, il parroco Don Gianmarco Errico e Giulia D’Alfonso Presidente diocesana di Azione Cattolica, che ha moderato l’incontro.
Campi Salentina ha visto Don Luigi, detto Don Gigi per amici e parrocchiani simpaticamente ed affettuosamente, arrivare giovanissimo dapprima come viceparroco e poi per più di vent’anni da parroco impegnato a creare una comunità forte e robusta che cresce ancora oggi. Egli ha sempre coltivato la sua vena creativa di scrittore e filosofo raffinato e sapiente, dal cuore giovane e fresco e sempre proiettato con lo sguardo verso il futuro, dando alla luce decine di libri, testi e pubblicazioni, grazie alla riflessione sulla Patrologia di cui è stato docente presso la Facoltà Teologica Pugliese e presso il già citato Istituto leccese, dove tutt’ora presta la sua opera.
Mons. Panzetta nella prefazione del libro e nella discussione dal vivo, sottolinea come leggendo il testo si scoprano immediatamente due grandi fuochi: il primo di valenza ecclesiologica e pastorale caratterizzato per l’attenzione alla Chiesa considerata nel suo mistero e nella Comunione e al servizio pastorale che è segnato dall’opzione per uno stile educativo, caratterizzato dall’humilitas e dalla diaconia. Il secondo nucleo, più variegato è più attento ai grandi temi che strutturano l’antropologia e l’etica. Temi che fanno riflettere criticamente sull’umano: la volontà, il tempo, la fede (nel suo rapporto con la conoscenza e l’agire) e la veridicità (menzogna). Panzetta è attento ad evidenziare che l’esigenza etica della ricerca della verità illustrata nel De Mendacio (395) di Sant’Agostino è chiaramente insegnata nella Sacra Scrittura nella quale si afferma la radicale incompatibilità con la menzogna che costituisce un sovvertimento della realtà con effetti distruttivi sulla comunicazione e sull’interiorità degli interlocutori.

La menzogna è la “via senza patria” per Don Luigi Manca e per Agostino. In tempi moderni in cui invasione di realtà fittizie e di social virtuali, nonché dell’intelligenza artificiale, l’andamento puntiglioso e faticoso con cui Agostino arriva a dimostrare come la menzogna sia negativa, sia il male, nonostante l’evidenza di bene che qualche volta può manifestare, diventa per noi “una salutare provocazione. Le profondità del cuore umano sono la “bocca” dell’uomo: l’assenza di Dio è assenza di verità nell’uomo interiore. Don Luigi cerca di superare il riduttivo confinamento di Agostino dentro il quadro del platonismo e di descrivere le sue tante conversioni (il filosofo nel credente, il credente servus Dei nel pastore, servus servorum Dei) e cambiamenti, diventando pastore d’anime, collegati con l’esperienza dell’incontro con la S. Scrittura e l’attività in terra d’Africa.
Agostino nei documenti del Concilio Vaticano II risulta il Padre della Chiesa più citato. La provvidenza, come spiega Don Luigi Manca, ha disposto che il successore di papa Bergoglio fosse proprio un agostiniano, Francis Robert Prevost che sin dalle prime parole dopo la sua elezione ha descritto Agostino come stella polare cui riferirsi nel suo ministero. L’abbandono della struttura formale del platonismo in Agostino ha visto il passaggio dal primato dell’intelligenza a quello della memoria e dell’amore e l’impostazione totalmente cristiana rappresentata dal binomio patria-via: convinto che la fede precede l’intelligenza, cedendo il passo all’autorità del Cristo (Verbo incarnato). La fede è un bene sociale e solo nella vera amicizia tra uomo e Dio si può delineare la via per la Salvezza.
