La “cura” dei tormenti del protagonista Franco Traversi del romanzo di Francesco Buja “Le sottane di Dio” affidata ai dottori della salute mentale di Brindisi

Brindisi – Presenti i Corpi volontari della Croce Rossa del Comitato di Brindisi in persona dei giovani e delle Sorelle Infermiere Volontarie I.I.V.V. dell’Ispettorato della città marina (l’Ispettrice Sorella Antonella Renna in primis) insieme ad un vasto pubblico di curiosi e di professionisti a sentir discutere i dottori della Salute Mentale di cuori, affanni e tormenti d’amore. Infatti Francesco Buja scrittore, romanziere, giornalista completo e sapiente, nonché telecronista sportivo brillante di origine leccese, ha sottoposto la sua prima opera letteraria “Le sottane di Dio” ad una vera e propria “autopsia” ideale da parte degli esperti nella speranza di una “cura“ efficace del protagonista Franco.

L’organizzazione del dialogo tra tecnici deve ringraziare in primis il Presidente Lgt Giuliano Conte, il Vice Presidente C’ 2^cl. Mosè Paiano ed il Direttore C’2^cl. Vito Gentile del Circolo Sottufficiali della Marina Militare presso il Castello in Via dei Mille a Brindisi.

Riflessioni importanti in marina tra i flutti: l’amore può guarirci? Infatti l’amore può “riscrivere” il modo in cui il corpo affronta la vita. Se Franco, il protagonista del romanzo, avesse saputo che esistono di fatto dei “meccanismi biologici” della natura che prevedono che ogni abbraccio, ogni gesto che ci fa sentire al sicuro e veramente amati dalla  persona del cuore, lascia “tracce misurabili” nelle proprie cellule, forse non si sarebbe abbandonato alla disperazione e alla noia. Infatti tali “meccanismi biologici” agiscono con segnali che trasmettono processi di riparazione e ricostruzione e questa “non è magia, ma pura chimica”. L’amore, solo l’amore “vero”, forse mai realmente trovato da Franco, che si limiterebbe a rapporti “di pelle” carnali e superficiali, che mai sembrerebbero neanche” scalfire l’anima o l’animus profondo suoi e delle sue belle, l’amore ecco, crea “vere” reazioni chimiche e fisiche.

Milena Sabatelli e Giovanni Mastronardi dell’equipe assistenziale, sociale e psicopedagogica nell’ambito della cura dei fanciulli e delle famiglie a Brindisi, questi aspetti li conoscono molto bene e li hanno spiegati assieme a Francesco Buja. L’amore infatti abbassa il cortisolo (ormone dello stress che si innalza in momenti di panico, di stress e di energie tossiche) e stimola l’ossitocina, l’ormone che dice al nostro corpo “sei al sicuro !“.Allora accade dell’incredibile:le difese immunitarie si alzano, c’è meno usura cellulare,ci sono più segnali che ci proteggono,che ricostruiscono e rallentano l’invecchiamento. Ed in effetti, nell’analisi fatta dai dottori della salute mentale del libro di Buja, viene fuori che il tema principale del libro è il desiderio, ma misto alla colpa, probabilmente ciò è legato a fattori ambientali e culturali. “Non si diventa illuminati immaginando figure di luce, ma portando alla coscienza le proprie oscurità” così diceva lo psicologo Carl Gustav Jung. Possiamo pensare che Franco Traversi, protagonista della  storia scandagliata dai brindisini terapeuti, abbia potuto rappresentare quello che oggi si chiama in psicologia e criminologia, un pericoloso “narcisista cover”? È possibile che Franco nasconda la propria malignità dietro una maschera di fascino, gentilezza, persino vulnerabilità così da generare nelle sue vittime una profonda confusione?

Il lato “oscuro”, quello ”velenoso“ che colpisce Franco, offrirebbe momenti di sintetica amorevolezza solo “funzionali” all’arrivo dell’abbassamento delle difese delle persone che incontra, ossia dei “down affettivi” in cui far sprofondare nel dolore le sue vittime. Taylor Jenkins Reid scriveva: “La gente pensa che l’intimità riguardi il sesso. Ma l’intimità riguarda la verità, la nudità, ossia “mostrarsi nudi”, così come si è e dunque la risposta dell’altra persona “con me sei al sicuro!”: ecco questa è l’intimità.

Milena  Sabatelli e Giovanni Mastronardi sottolineano questa mancanza di intimità vera, profonda del protagonista della storia con le sue varie avventure, donne, nei suoi tanti amori. Mastronardi pone all’autore il concetto della costante “ricerca del senso di sé” ossia che il libro sia attraversato da una domanda costante: “Chi sono davvero io, quando nessuno mi vede?”. Ecco il senso dell’Essere che si contrappone a quello dell’Apparire di Erich Fromm. La spinta del desiderio spirituale, carnale, emotivo, si intreccia nel romanzo “Le sottane di Dio” a sentimenti di colpa come se ogni slancio chiedesse un prezzo da pagare. Presente comunque la “grazia nel quotidiano”: Buja lascia intravedere anche delle situazioni più dure, spiragli di luce, piccoli momenti in cui la vita si vede, finalmente si lascia toccare, anche solo per un attimo. Ida Bauer scriveva: “Se  la sofferenza vi ha reso cattivi, l’avete sprecata”. Ella, “Dora” nel caso analizzato da Sigmund Freud, è rimasta famosa nella storia, come esempio classico di isteria del XX secolo seguita dalla psicoanalisi dell’austriaco geniale come strumento per comprendere il transfert. Dolore il suo e forse quello di tutti noi oggi, che “brucia nel silenzio” (law’a in arabo): non è un semplice dolore ,né una tristezza qualunque. È una “bruciatura nel cuore”, un tormento che nasce dall’amore, dalla preoccupazione della perdita o da una nostalgia che non si placa. Franco sembra ”aver assaggiato” sempre questa perdita, questo dolore, questa bruciatura. E sappiamo che solo chi non ha assaggiato la bruciatura della separazione, non è stato davvero mai triste, né ha conosciuto lo strazio. Ogni nostra frase è un atto morale, ogni parola è un seme, come sottolinea il dott. Mastronardi, che può diventare “benedizione o ferita”; la nostra voce, come vuole la Torah ebraica (“cuore” dell’insegnamento religioso della Bibbia come guida per vivere una vita significativa in armonia col divino), deve essere uno spazio di dignità, non di dolore. Questo sembra essere il senso finale delle riflessioni di Milena Sabatelli e Giovanni Mastronardi nel dialogo con il brillante romanziere in erba Francesco Buja.

La cura per i tormenti d’amore e di anima esiste? Forse la vera risposta è che i tormenti sono il vero seme della creatività e dell’armonia dell’arte: e l’Arte è la vera artefice di ogni sogno umano e la ricerca della cura ne è il vero senso.

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