“Il primo tremore di un mandorlo”, una storia a Casa Comi: questa sera, a Lecce, la presentazione del libro di Fabiana Renzo

Lecce – Ci sono luoghi che custodiscono memoria, luoghi imponenti che sembrano aspettare chi per curiosità o chi per scelta si senta pronto ad attraversarli. Uno di questi spazi, avvolto nel silenzio di un borgo piccolo piccolo del sud Salento è Palazzo Comi a Lucugnano, l’ultima residenza del poeta Barone Girolamo Comi. Sembra di entrare in un passato, che poi non è così lontano, e ritrovarsi catapultati in un’altra  vita in punta di piedi, ed ascoltarne le voci rimaste chiuse dentro.

Già dal primo ingresso, ai piedi della grande scala, lo sguardo si ferma sulle parole di Alfonso Gatto: “Nella tua casa anche le ombre sono amiche”.

Tutto sembra essersi fermato. Sospesi nel tempo, in un’atmosfera di sbiadita nobiltà, comincia il viaggio sulle orme di Comi e delle figure degli ultimi  intellettuali del Novecento che qui vi hanno soggiornato.

Le grandi librerie fanno da sfondo alle ampie sale, piene di arazzi, lampade e foto che lo ritraggono proprio in questa casa. Testi e volumi ovunque. Si conservano diari, poesie, scritti, lettere, l’intera raccolta della rivista l’Albero dell’accademia salentina da lui fondata; da qui sono passati Giuseppe Ungaretti, Maria Corti, Arturo Onofri, Rina Durante.

Non si arriva mai per caso in un paese di provincia, con le poche case addossate una all’altra, dove le giornate sembrano essere tutte uguali, dove tante storie  aspettano solo di essere narrate.

Le parole di Fabiana Renzo entrate nel suo libro “Il primo tremore di un mandorlo” sono nate qui, in Casa Comi.

Ospite dell’Associazione culturale Viadotti-ets, a Lecce nel Teatrino dell’ex Convitto Palmieri, oggi 5 Febbraio, ore 19, Agata, la protagonista della storia ci conduce nella vita tormentata del poeta, inseguendo il suo pensiero, trovando nella poesia le risposte al suo travaglio interiore, restituendoci con la scrittura una grande eredità.

Musiche a cura di Edoardo Centonze e Francesco Carrozzo. Letture Marzia Quartini. 

“Il poeta deve morire povero. La sua vita inizia dopo la morte”.

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