
La vita ricomincia ogni giorno. È il corollario del titolo del testo “Quando meno diventa più” di Davide Minerva o Dave 7, che non è un nome d’arte è un’identità evoluta, edito da Youcanprint, pgg. 142.
La trama è compendiata nel motto sempre attuale che recita “Guarda avanti per non andare a sbattere contro un ostacolo, guarda indietro che è il tuo passato, dunque da dove vieni, guarda a terra per non calpestare gli altri, guarda a fianco per apprezzare chi cammina con te; è il modo migliore per dare il giusto valore alle vittorie e alle persone che rendono il nostro cammino meno solitario”.
La storia di Davide è quella di un bambino prematuro dal latino prae = prima e maturus = pronto con le aggravanti di un’emiparesi destra, un’emiplegia alla nascita e a 16 anni l’allungamento del tendine di Achille, che però nella vita ce l’ha fatta. Un outsider fantastico, un visionario, un sognatore idealista del quale si può dire che lascia una pista agli incerti, ai timidi di cuore, ai prigionieri di frustrazioni che vengono lanciate dai più nell’età evolutiva.
L’ottimistico catenaccio del titolo del libro esplicita “La mia forza è nata dove tutti vedevano un limite”. Una narrazione-verità, un manifesto come lo scrittore lo definisce per scolpire le grida, la gioia di aver conquistato la libertà. Testimoni o compagni di viaggio una famiglia che funziona e un triangolo amicale, formato da Ivan primariamente poi Giuseppe e Angelo e ancora il coach- fratello Matteo.
Questo volume ha un vettore prettamente spirituale, dove il mantra non è inteso in senso religioso, almeno in apparenza, infatti racconta del significato intimo del servizio. Un editto, ovvero un proclama emanato da un’autorità pubblica quale è Dave 7 che quasi intima nel senso buono a leggere pagine leggere, scusando il gioco di parole per meglio comprendere come egli stesso viene poi nominato Ambassador dell’Antifragilità.
I proventi del premio sono stati devoluti totalmente all’Associazione di Don Gianni Mattia “Cuore e Mani Aperte”, una bella realtà che porta sollievo a chi soffre, ai bambini ricoverati, alle famiglie in difficoltà. Lo storytelling è una rivelazione, non un avverso destino ma riscontrabile nell’esistenza di tanti che si sottostimano o non hanno “il coraggio dell’altezza”. Per il giovane Minerva è stato possibile tagliare un traguardo tanto dignitoso quanto ambizioso grazie alla trasparenza con cui ha trasmesso emozioni, moti dell’animo e voti di felicità, dalle prime sfide infantili e mediche fino al riscatto personale, culminato nella laurea di Scienze motorie e nella sua missione quotidiana rappresentata dall’attività sportiva e inclusiva sul territorio. Un significato che sigla la conquista della sua identità rinvenibile nell’ affermazione psicologico – comportamentale che si sostanzia in ciò che segue: non puoi decidere come gli altri ti vedono, ma puoi decidere tu come essere senza l’inferenza dovuta al tuo stato emotivo del momento, condizionante, perché vera e propria distorsione cognitiva. Sei anni di depressione hanno solcato il suo iter verso una ricostruzione del sé e un andare incontro alla vita con un fare sicuro, spedito, disincantato e con un ‘eleganza di stile originalissimo, unico. I suoi sostenitori, lo sport, particolarmente la bici, la musica preferenzialmente il raggamuffin e il rapporto mente-corpo, quest’ultimo più importante perché ci accompagna, in esso si vive.
Il segreto del successo la costanza nell’impegno, l’allenamento nelle difficoltà che trasforma il problema in opportunità secondo la logica delle competenze trasversali. Infine si chiudono i fogli intrisi di delicatezza, quale modalità da applicare su se stessi, ma una parola condensa tutto lo scritto, un laconico grazie da Dave 7, appare scontato ma simboleggia un ponte fra i dialoganti. E ricordando che la diplomazia è la via più lunga tra due punti.

Grazie Daniela per il bellissimo articolo che mi ha fatto venire voglia di leggere il libro .Una storia toccante che può essere da esempio a tanti giovani fragili
Grazie Anna per la tua opinione preziosa di Prof e di Assessore alla Cultura, ruolo che hai rivestito egregiamente