Il silenzio è musica! La pausa enfatizza l’attesa, la risoluzione, il respiro. Eppure il silenzio mediatico ferisce una categoria di lavoratori, di Maestri, di professionisti costretti a subire manipolazioni e squallidi giochi di potere. A pochi giorni dall’ ultima rappresentazione del dittico in cartellone, l’Arlecchinata di Salieri e Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, si abbatte l’ennesima cattiveria sugli orchestrali. Arrivano puntuali i tagli sulle giornate di lavoro, sulla riduzione drastica dei giorni di prova, occasioni queste per approfondire, perfezionare il lavoro, lo studio, per garantire al meglio la realizzazione di uno spettacolo che, da sempre rappresenta il fiore all’occhiello della cultura non solo di Lecce, ma dell’intero territorio.
I disordini nei teatri di tradizione, arrivano anche a Lecce, ed è auspicabile che, una città, sia al fianco della sua orchestra e che, soprattutto sostenga la Filarmonica di Lecce, affinché non scenda a compromessi offrendo uno spettacolo non all’altezza delle aspettative.
Giunti alla 50ma edizione della Stagione Lirica, con risultati che, spesso hanno lasciato il segno, oggi si assiste al declino di un’epoca in cui la musica ha rappresentato l’Italia nel mondo. L’opera lirica, da poco riconosciuta Patrimonio immateriale dell’Umanità, è in sofferenza, la cultura si piega di fronte all’ inarrestabile cambio di rotta che le istituzioni compiono scegliendo proposte commerciali scellerate e di basso profilo artistico, che puntano esclusivamente ad un facile ed immediato profitto. Si continua a svendere la cultura, a fermare un’industria che garantisce migliaia di posti di lavoro; si minano i comparti più disparati, si umiliano i lavoratori di categoria, gli artigiani, i macchinisti, gli addetti al teatro, gli insegnanti, gli studenti, gli aspiranti musicisti. Si infrangono per sempre i sogni di un popolo che chiede verità. Si chiudono le Accademie d’Arte, i Conservatori, si distrugge tutto il sistema che chiamiamo spettacolo dal vivo.
Nell’opera é tutto già scritto! Siamo i maestri della commedia dell’Arte. Arlecchino e Pulcinella. Siamo chiamati ad assistere a Pagliacci, ma solo sulla scena. Non lasciamo che cali il silenzio sulla musica e sui musicisti, dobbiamo salvare con ogni mezzo, la dignità di questo lavoro, continuare a credere come Pirandello che il “palcoscenico sia ancora l’unico luogo dove si gioca a fare sul serio”.
