L’osceno del villaggio – Paolo Vincenti (2016)

Credo che sia ben riuscita l’idea di Paolo Vincenti di raccogliere, attraverso una serie d’interventi, opinioni su fatti di cronaca e aspetti del costume, alla luce di una singolare e particolarissima prospettiva, quella dell’Osceno del villaggio.
Perché questo titolo?
Lo scemo del villaggio è una persona che gode di una certa notorietà nella piccola comunità a cui appartiene, perché singolare nei comportamenti, caratterizzato da una scarsa intelligenza e sciocco, che non ha filtri inibitori rispetto alle convenzioni sociali; la sua tipizzazione è legata soprattutto alle società arcaiche, dove tutti si conoscevano ed era facile etichettare le persone. Con un ardito e simpatico gioco linguistico, nella raccolta di articoli di Paolo Vincenti, lo scemo diventa l’Osceno del villaggio, titolo mutuato, come lo stesso autore racconta, da un programma televisivo.
Che cosa è osceno per noi? Forse ciò che è brutto? Ciò che non si può dire o vedere? L’osceno ha a che fare con tabù, pudore, vergogna. Chi è, dunque, l’Osceno del villaggio? E di quale villaggio si parla? McLuhan ci ha consegnato, con una metafora fortunata e pregnante, la definizione di “villaggio globale”: a un certo punto, per via dei media e della facilità nel comunicare, il mondo è diventato improvvisamente piccolo, un villaggio appunto.
Il villaggio, dunque, è il mondo. Chi è, allora, l’Osceno del villaggio? Chi è questa voce che si leva dal coro per esprimere candidamente e argutamente il suo parere su aspetti della nostra quotidianità, ai quali siamo così assuefatti da non saperne più cogliere le dissonanze? L’antologia, composta da 53 articoli, apparsi su alcune riviste salentine dal novembre 2014 al febbraio 2016, raccoglie più di un anno di riflessioni “oscene” legate al villaggio globale, al mondo. Il nostro Osceno esplora i comportamenti stereotipati, le contraddizioni ed il basso profilo culturale che caratterizzano la società globale, sorridendone pur sentendosi parte di essa. Sicché lo troviamo alle prese con il terribile cenone di San Silvestro, mentre ironizza sulla frenesia “obbligata” dell’ultimo dell’anno e sulle improbabili soluzioni per scampare alla terribile serata. L’Osceno è uno di noi: chi può dire di non aver mai desiderato sottrarsi al suddetto cenone, invocando i pretesti
più inverosimili? Vincenti racconta della nostra società, cogliendone le debolezze, che ci vincono ed avvincono con meccanismi perversi. Ed ecco che, a Natale, veniamo tutti irretiti in quel meccanismo per cui partono valanghe di SMS di auguri, al cui confronto “i Baci Perugina sembrano la ‘Fenomenologia dello Spirito’ di Hegel”.
L’antologia ripercorre momenti significativi del periodo, dall’attentato alla sede di Charlie Hebdo ai problemi della Grecia, alla procreazione assistita; al contempo, focalizza l’attenzione su alcuni aspetti della nostra attuale quotidianità, con un’attenzione particolare al mondo della televisione e al nostro rapporto con esso, con la “modernità” che avanza.
L’ironia è certamente una nota costante della raccolta: l’Osceno del villaggio dice quello che noi pensiamo ma, per prudenza, pudore o codardia, teniamo per noi. Lui, in quanto “osceno”, ne parla e stigmatizza bonariamente i nostri comportamenti. Uno per tutti: le lavanderie a gettoni, che fino a poco tempo fa erano riservate a studenti fuori sede, immigrati, militari, oggi stanno diventando parte integrante della vita domestica e presto, ipotizza ironicamente l’autore, diventeranno salotti culturali e ospiteranno persino presentazioni di libri.
Come si legge questa antologia? A quale livello di comunicazione si colloca? Gli scritti in essa contenuti sono delle riflessioni dell’autore che, in maniera originale e critica, a volte irriverente, riflette sulle debolezze umane, sui limiti della società, ogni tanto occhieggia al passato recente, con nostalgia lieve, e lo fa con grande eleganza linguistica, diremmo con arte: racconta la vita che incontra ogni giorno, senza tralasciare la memoria, che riemerge costantemente, perché “La memoria è così, come aprire un cassetto e trovarvi quel che si era riposto e dimenticato, oppure a volte, come una fuga, un viatico, un lasciapassare”.
L’invito, dunque, è quello di leggere, provando a riconoscere le nostre piccole debolezze e a sorriderne.

Dalla prefazione a firma di Antonio Soleti

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