Il nostro condominio chiamato terra – Laura Sabatelli (2016)

Nel turbinio della quotidianità contemporanea, in cui la velocità di comunicazione corrisponde paradossalmente a un progressivo ripiegamento in forme di solipsismo preoccupanti, in cui lo stesso uomo diventa nemico di se stesso perché indottrinato da cattive abitudini e pensieri negativi, di fronte a dati allarmanti o avvenimenti che suscitano raccapriccio e reazione, accade, come per magia, di imbattersi in un libro, quello di Laura Sabatelli, che apre una finestra e lascia entrare uno spiraglio di luce sulla nostra realtà complessa e travagliata.
Nelle sue pagine prende forma un affresco di storie, un caleidoscopio di situazioni e stati d’animo che coinvolgono sin dai primi brani e, attraverso la metafora del condominio, conducono il lettore ad una riflessione immediata e consapevole sulla condizione della convivenza tra esseri umani. Contemporaneamente l’autrice, con tratto a volte deciso e vigoroso, ribadisce la necessità di ripiegare verso un’interiorità che oggi progressivamente va frammentandosi in stereotipi precostituiti; per questo motivo il volume è perfetto per chi abbia davvero voglia di saperne di più, di approfondire e utilizzare concretamente i suggerimenti proposti per cambiare ora, per perseguire adesso una vita diversa. Il che, come noto, è teoricamente il desiderio di molti e in sostanza il programma di pochi: il cambiamento,
infatti, potrà avvenire solo per iniziativa individuale e non se imposto dall’alto. Il libro è permeato di buoni concetti di contro alla constatazione di una natura deturpata e, a parere dell’autrice, poco amata.
In questo terzo millennio l’umanità è alquanto confusa e destabilizzata; è imbambolata da una cultura materialistica e consumistica che divora e fa sprofondare nel caos di un vuoto interiore senza precedenti; spesso l’aspetto prettamente umano è sottovalutato, declinando anche la ricerca di un qualche significato sulla nostra permanenza sulla Terra. Laura Sabatelli mette in evidenza la forte valenza del pensiero che, a seconda di come si incanali, può cambiare il corso della nostra vita e addirittura la realtà circostante. “Pensare positivo” dunque può aiutare a vivere meglio? Questo potrebbe chiedersi il lettore il quale, tramite i brevi racconti presenti in questo volume, s’introduce nella storia quasi fosse un’abitazione inglobata in questo grande “condominio” che è il nostro pianeta Terra, dove ognuno, pur senza rendersene conto, è strettamente interconnesso così da entrare in relazione e interagire con altri esseri che lo abitano. In queste pagine traspare quale e quanta ricchezza ricolmi la nostra Terra e quanti, nel contempo, siano i problemi che l’affliggono.
In questa prospettiva la nostra autrice ha costruito, con devota passione, tanti episodi di vita quotidiana, rappresentando un paesaggio umano variegato e dibattuto tra le anse di una precarietà
esistenziale sempre più invadente e invasiva, alla ricerca dell’interiorità, nell’obiettivo basilare di “tenere vivo sulla Terra il senso di stupore meravigliato e di meraviglia stupita, per unirci tutti nella sorpresa della contemplazione”, citando una frase della stessa Laura. Nella stesura di questa raccolta, la nostra scrittrice ha privilegiato l’adozione di un linguaggio spontaneo e a tratti colloquiale, con uno stile che richiama sovente lo “stream of consciousness” di joyciana memoria, ricalcando il flusso di una libera rappresentazione di pensieri dettati da una profonda saggezza e maturità interiore, acquisite probabilmente nel corso dei suoi numerosi viaggi compiuti in India e in America Latina. Sulla scia di esperienze personali, che a tratti rimbalzano tra le righe dei diversi racconti, e di profonde convinzioni, sono mirabilmente tratteggiate alcune situazioni, come nel caso di Bartolo, un senzatetto dipinto con sagace perizia nella sua povertà esteriore ma sorprendente per la carica umana che si rivela sotto un “cappotto” consumato, il quale alla fine del racconto risulta essere eroe positivo di contro a luoghi comuni che lo avevano già messo al bando.
Segue la storia di Norberta, il cui compito è stato ed è di portare avanti, con le sue parole e con i suoi libri, la fiaccola del vero eterno “Femminino”, del femminile sacro. Deliziosa ancora la figura di un’altra protagonista, la giovane Irene, con la sua “aria scanzonata, da ragazzaccia di strada”, la quale “si divertiva per i suoi stessi errori e per i pasticci di vita che vedeva intorno, ma piangeva di nascosto quando vedeva dolore e violenze inaudite. Aveva imparato a non prendersi troppo sul serio, ma aveva sacro rispetto per gli altri e per l’ambiente che la circondava”.
Vicende, storie che s’intrecciano e risuonano, come se il mondo sia sempre più configurato alla stregua di un enorme tamburo sensibilissimo, che ricorda la famosa teoria del “villaggio globale” di
McLuhan, dove ogni minimo colpo ha una ripercussione inevitabile da qualche parte e ne siamo tutti responsabili, anche di uno sfioramento, nel positivo e nel negativo e che ci coinvolge, come esseri umani, nella situazione di essere sempre più protagonisti e abitanti del “nostro condominio Terra”. Per questo motivo, sono certa che questo libro diventerà un punto di riferimento, e per due ragioni: la prima è che ricostruisce in un certo senso la situazione cui si è giunti dopo aver cercato di edificare ciò che oggi chiamiamo impropriamente “mondo del benessere” e che in realtà non sembra essere tale, la seconda è l’esortazione appassionata ed energica a riappropriarci della dignità, a riconsiderare la bellezza di interagire con gli altri e non isolarsi come monadi in regni artificiali e convenzionali, attuando delle scelte consapevoli e producendo vibrazioni positive. Un libro che merita grande attenzione e che si presenta come un’opera innovativa, soprattutto nel
quadro di una rivalutazione del nostro ambiente, nella consapevolezza che il bene della Terra su cui si vive è un valore inestimabile.
É in quest’ottica che si deve leggere e apprezzare il libro di Laura Sabatelli, traendo da esso lo stimolo a migliorare il nostro vivere quotidiano, non cadendo nella trappola dell’indifferenza e in “giorni tinti con i colori grigi delle abitudini spente”, per concludere con una frase dell’autrice.

Dalla prefazione a firma di Maria Rosaria Teni

 

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