Capire l’economia della provincia di Lecce – Mauro Ragosta (2016)

Capire l’economia della provincia di Lecce è un lavoro predisposto per illustrare, in maniera chiara e lineare, accessibile a tutti, le tendenze del mondo produttivo del basso Salento. E ciò in considerazione del particolare momento storico che questo sta attraversando, dove pare che sia difficile una lettura esplicativa, capace di mettere in evidenza le sue caratteristiche e i suoi orientamenti. Tutto questo al di là della crisi avviatasi nel 2008, i cui effetti sono ancora attuali e gravissimi nella portata, che pure incideranno sulle dinamiche future della nostra economia, senza tuttavia modificarne la sua naturale tensione verso scenari disegnati da un complesso di forze di natura eterogenea e che hanno origine in tutt’altre circostanze.

In effetti, è bene precisare, aprendo qui una breve parentesi che, la gran parte delle crisi economiche, dalla più profonda a quelle apparentemente più superficiali e compresa quella in atto, hanno come risultato finale l’accelerazione del processo di sviluppo tecnologico e lo spostamento della forza lavoro, verso settori più evoluti. Difficilmente, però, queste, a parere di chi scrive, sconvolgono gli orientamenti economici di fondo di un territorio, determinati questi soprattutto dagli assetti politici e vocazionali, nonché dal ruolo che il sistema produttivo locale ha all’interno del mercato regionale, nazionale ed internazionale.

Va da sé che, per facilitare l’acquisizione delle informazioni presenti in questo lavoro si sono evitati i tecnicismi degli accademici e degli addetti agli uffici studi dei vari enti pubblici e privati, come la CCIAA, la Confartigianato e la Confindustria, nonché la Provincia e le organizzazioni sindacali. Naturalmente, ciò senza compromettere l’attendibilità e la validità delle asserzioni e delle analisi, che verranno offerte. I motivi risiedono nell’intenzione di divulgare in maniera più ampia possibile le attuali connotazioni dell’economia leccese e, dunque, di tentare di offrire un contributo capace di rafforzare in profondità l’identità del territorio. Proprio per questo verranno esposte alcune analisi di settori strategici e delle sintesi in grado di andare oltre, superando i luoghi comuni che circolano nella più ampia opinione pubblica e le molte, iperboliche e frammentate notizie che vengono offerte dai media, al fine di consentire al lettore una visione d’insieme del mondo produttivo locale più apprezzabile.

Capire l’economia della provincia di Lecce è stato composto avendo come punto di riferimento una ben precisa figura di lettore. In particolar modo esso è indirizzato a giovani giornalisti e politici, sovente impegnati in attività a volte sin troppo specifiche e che spesso soffocano una visione di sintesi dell’area nella quale operano. Capire l’economia della provincia di Lecce è anche diretto ad imprenditori e a pubblici dirigenti, per ampliare il loro orizzonte cognitivo, limitato molto spesso al settore di attività cui appartengono. E soprattutto è indirizzato ai giovani universitari e laureati, che intendono lavorare in provincia e che cercano maggiori informazioni sulla realtà della propria terra.

In tale quadro, non appare inopportuno specificare subito i motivi che stanno alla base dell’apparente criticità nella lettura dell’economia locale, i quali permettono di far serpeggiare, a vari livelli, un certo disorientamento.

In linea generale, le dinamiche attuali sono molto simili a quelle che si vennero a creare sul finire degli anni cinquanta e i primi degli anni sessanta, quando si presentarono completamente imprevedibili le direttrici dello sviluppo del nostro territorio. Mentre, infatti, il settore agricolo-industriale crollava per effetto della politica comunitari e i mutamenti del mercato mondiale, all’orizzonte non si riuscivano ad intravedere i segnali di un nuovo corso economico, rimanendo oscure le determinanti dello sviluppo. Emblematiche, al riguardo, furono le affermazioni dell’allora presidente della Provincia  Gerolamo Vergine, in occasione dell’istituzione del Consorzio dell’Area Industriale di Lecce (1962), attraverso le quali appare chiaro come alla classe dirigente del tempo fossero oscure le prospettive del mondo economico leccese. In particolare, nelle parole di Vergine si evince che il Consorzio venne istituito, nella speranza fin troppo generica che gli imprenditori del Nord e stranieri localizzassero nel nostro Salento i loro investimenti. La maggiore istituzione della provincia sperava, insomma, in un’industrializzazione indotta, eccessivamente vaga ed indeterminata. Situazione che, invece, si risolse diversamente, quando, pochi anni dopo, si svilupparono, attraverso modalità insospettate e ad opera dell’imprenditoria autoctona, le industrie tessili, dell’abbigliamento e delle calzature, alle quali si affiancò l’incremento esponenziale del pubblico impiego. Circostanze queste che diedero un impulso nuovo e decisamente inaspettato alla vita economica leccese, che d’allora e per tutti gli anni novanta, si mosse in maniera tendenzialmente coerente e prevedibile.

L’attuale  e prevalente disorientamento nell’intravedere le linee direttrici future sta, non solo nella profondità della crisi che sta attraversando, ma anche nel fatto che mentre fino ad un decennio fa, l’economia leccese si presentava focalizzata su pochi fronti, cui facevano da corollario un folto gruppo di attività minori e trainate da quelle principali, oggi invece il tessuto produttivo si presenta particolarmente articolato, dove non esistono uno o due comparti dominanti, ma un grappolo di attività equivalenti, ciascuna con una dinamica propria e ciascuna mossa da motivazioni diverse, le quali contribuiscono tutte assieme, in maniera non facilmente schematizzabile, al benessere materiale della popolazione residente.

In definitiva, la realtà economica leccese si presenta complessa e puntiforme e tale da non consentire delle semplici generalizzazioni. Certamente, però, va al riguardo sottolineato che questa si mostra arretrata rispetto ad altre aree, nel senso che vive esperienze economiche già espresse altrove, che entro certi limiti vengono replicate. Ma ciò non autorizza a definirla sottosviluppata, come si avrà modo di esplicitare di seguito.

Proprio per tutto ciò, si è preferito articolare il presente lavoro in tre parti. La prima, dedicata ad aspetti di metodo, mentre la seconda e la terza centrate, invece, sull’analisi, prima panoramica e poi puntuale,  dell’economia leccese. Un’indagine, insomma, in grado di mettere in evidenza le problematiche generali e le macrotendenze di fondo del nostro sistema di produzione scambio, da un lato e dall’altro, le specifiche del ventaglio delle attività rilevanti. E tutto ciò, per capirne i sentieri di sviluppo, non mancando di mettere in luce, per ciascuno di queste, le dinamiche del passato, del presente e le proiezioni per il futuro.

Va detto, infine, che questo lavoro è frutto della grande passione per la propria terra di chi scrive e che da sempre, sia attraverso attività imprenditoriali e manageriali, sia attraverso e soprattutto attività culturali ed editoriali, ha lottato per il suo riscatto e per il suo sviluppo, in linea con quelle che sono le potenzialità e le vocazioni e le aspettative del popolo salentino.

Dalla prefazione a firma dell’Autore

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