“Ah, se il cielo fosse vero… (mi ha detto un uomo correndo fra due bombe) (Tratto da: Stato d’assedio di Mahmud Darwish)
Il Teatro come forma di resistenza e ferma presa di posizione dinanzi a chi soffre. Il Teatro come momento di gioia e di evasione dalle brutture della guerra, ma anche e soprattutto presa di coscienza e comprensione di alcune sottili dinamiche che accadono in tutti i luoghi di conflitto, perché, come racconta il direttore artistico di Astràgali Teatro Fabio Tolledi, che con la sua Compagnia di Lecce porta il Teatro in giro per il mondo “Le zone di conflitto sono complesse e con mille difficoltà, avere la possibilità di supportare le persone che abitano quei luoghi non è semplice, perché c’è un livello di coinvolgimento molto articolato. Come sempre dietro la sofferenza delle persone vi sono elevati interessi di potere”.
Per testimoniare di quanto accade in Palestina, il 20 ottobre 2026 nella sede di Astràgali Teatro a Lecce, all’interno della rassegna Teatri a Sud, si è tenuto un incontro pubblico dal titolo “Un Teatro in Palestina”, alla presenza di Rawand Arqawi, fondatrice e direttrice del Fragments Theatre di Jenin attivista e produttrice teatrale, che ha dialogato con Mohammad Afeneh, Presidente della Comunità Palestinese di Puglia e Basilicata. Arqawi è la prima donna che esercita un’attività in teatro in una situazione così difficile, ha lavorato con Juliano Mer- Kamis, Direttore del Teatro della Libertà a Jenin, fino al 2011, anno della sua uccisione, poi, per un certo periodo ha dovuto smettere e si è trasferita in America, ma l’amore per la propria terra e per il Teatro l’ha fatta ritornare più forte e più convinta di prima. Nel 2014 ha fondato la sua Compagnia e cercato di capire quale tipo di teatro fosse più adatto ai ragazzi ed alle ragazze che la frequentavano, un teatro ma anche un luogo dove fare cultura e riuscire ad esprimersi. Nel 2018 all’attività teatrale si aggiunge l’artigianato palestinese, per consentire soprattutto alle donne del luogo di poter guadagnare pochi ma necessari soldi e acquisire una qualifica; ancora si è avviato il settore della fotografia e l’importante supporto psicologico per i bambini e per le bambine costretti a subire la guerra, al fine di alleviare tutte le sofferenze che porta con sé, perché a Jenin, il Teatro, è diventato anche un modo per distrarre i bambini e le bambine e per farli sorridere, nonostante tutto. Arqawi spiega quanto sia difficile fare Teatro in questo periodo storico dove ci sono fortissime restrizioni e continue aggressioni da parte dell’esercito israeliano, che spara anche sui civili.
Ma cosa fare, arrendersi al dolore o anche attraverso l’attività teatrale portare un po’ di gioia e quindi speranza?
“Certamente, dice Arqawi, non è semplice, tempo fa ho lavorato con diciassette giovani tutti talentuosi e sono tutti stati uccisi. Il futuro è difficile e noi viviamo solo grazie al sostegno dei cittadini. Molti giovani decidono di lasciare la Palestina e come dar loro torto, ma al contempo cosa fare per farli tornare? Il nostro ruolo è quello di valorizzare il presente, ciò resiste e resta. Spesso si parla di Martiri, ma questo è un termine interpretato male, una madre che perde un figlio non gioisce, piuttosto grida il proprio dolore sotto la maschera dell’orgoglio. Il Teatro resta un luogo di resistenza per una Palestina libera”.
