Visti da vicino: intervista corale agli autori dei brani per San Francesco al Festival “Notti Sacre”

La nostra rubrica “Visti da vicino” con un’intervista corale, ha il piacere di presentare gli autori e l’autrice dei brani eseguiti nel corso delle sante messe del1° ottobre, a Bari presso la Cattedrale Metropolitana Primaziale di San Sabino celebrata da Monsignor Antonio Parisi e dell’11 c.m. presso la Cattedrale di Maria Santissima Assunta a Lecce presieduta da Monsignor Angelo Raffaele Panzetta, Arcivescovo Metropolita di Lecce, inserite nell’ambito del Festival “Notti Sacre” dedicato alle culture, alla fede ed alle musiche del mondo, quest’anno in una speciale e storica edizione che celebra gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi.

Ricordiamo che il Festival “Notti Sacre” nasce sedici anni fa per volontà di Monsignor Antonio Parisi (vedi intervista di Annarita Risola su Paisemiu del 28 maggio 2024), con l’intento di far conoscere la musica sacra e valorizzare le chiese del centro storico; da quattro anni è anche a Lecce, grazie ad Artwork e Vallisa Cultura con l’alto patrocinio del Pontificio Consiglio in collaborazione con l’Arcidiocesi di Bari-Bitonto e l’Arcidiocesi di Lecce. L’evento, che nel corso di questi anni ha contribuito a diffondere cultura attraverso peculiari e raffinati generi musicali, dal jazz all’elettronica, al sacro, quest’anno ha inteso premiare il talento della classe di composizione del Conservatorio Tito Schipa di Lecce, sotto la supervisione del professor Giuseppe Gigante: “Un’occasione magnifica per la classe di Composizione del Conservatorio Tito Schipa di Lecce poter scrivere dei brani per coro e orchestra e seguirne completamente la realizzazione, dall’inizio alla fine, intervenendo sia nel perfezionamento della scrittura che nell’affinamento dell’esecuzione. Va detto che tutto questo si inquadra anche nella possibilità che la nostra scuola ha di poter offrire un contributo significativo alla nostra comunità, poter dare un’opera che ha un valore spirituale e aspira ad essere un’opera d’arte, ed è solo questo che può dar senso e significato all’arte dello scrivere musica. Il motore più importante è poter ricordare e celebrare san Francesco in un particolare momento storico, nel quale come non mai il suo messaggio è un faro di salvezza per tutti. Sono infinitamente grato ai miei allievi che hanno partecipato tutti, senza selezioni, a questo progetto, prendendolo a cuore e lavorando con estrema generosità e sono altrettanto grato al direttore Stefania Patavia dell’Ensemble vocale Echi Provvisori composta per l’occasione da: Gloria D’Ascenzi, Michele Giannone, Desiré Latino, Marco Leuzzi, Francesco Marco Liaci, Donato Lombardo, Stefania Patavia, Annarita Risola e Francesco Rondello, ai docenti e agli allievi strumentisti che hanno partecipato di slancio, senza risparmiarsi, all’esecuzione e alla realizzazione di questa iniziativa e al mio caro amico don Michele Giannone dal quale ho ricevuto la proposta di far partecipare la classe di composizione al festival Notti Sacre. Infine, sono ancora più grato alla Musica che ci dà motivo di vita e che unisce in un grande abbraccio tutti coloro che sanno e vogliono condividerla”.

Giuseppe Gigante è diplomato in composizione, musica corale e direzione di coro, strumentazione per banda, pianoforte. Ha conseguito la laurea in DAMS a Bologna e il diploma di perfezionamento in composizione, sotto la guida di Franco Donatoni, presso l’accademia di Santa Cecilia a Roma. Ha insegnato nei conservatori di Matera e Monopoli. Attualmente è titolare della Cattedra di Composizione presso il conservatorio di Lecce. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti per le sue composizioni eseguite in Italia e all’estero.

Ad ogni autore abbiamo posto la stessa domanda e per iniziare siamo partiti da Linda Massaro (Laurea Triennale in Fisarmonica e Magistrale in Composizione), autrice del Gloria e co-autrice insieme a Pasquale Nisi dell’Offertorio:

Qual è l’ispirazione che ha fatto sì che lei componesse il suo brano?

“In realtà non c’è stata un’ispirazione particolare da cui è nato il brano. Piuttosto, il mio lavoro si è concentrato nel modellare e cucire la musica direttamente sul suono e sul significato del testo del Gloria, cercando di far emergere ogni sfumatura ed emozione attraverso le note”.

A don Michele Giannone (Parroco presso la Parrocchia Maria SS. Assunta – Lecce – Docente di Lingue Bibliche presso l’Istituto di Scienze Religiose Metropolitano di Lecce e Responsabile della Musica Sacra dell’Arcidiocesi di Lecce), si deve la realizzazione del Salmo e dell’Agnello di Dio.

“Nella composizione dell’Agnello di Dio ho dato completamento all’Ordinario della Messa elaborata da altri due musicisti. Come il Kyrie e il Santo, il brano ha una sonorità volutamente arcaica per ricreare il contesto musicale del tempo di San Francesco”.

Giovanni Cuppone (Laurea Triennale in Composizione Classica), autore dell’Alleluia.

“Homo, speculum Dei es!” “O uomo, tu sei lo specchio di Dio”. Parlando di musica sacra reputo inscindibile il binomio liturgia-musica, sicché l’estetica musicale di tale repertorio, a mio avviso, deve essere sempre e comunque subordinante all’azione liturgica, elemento primario e necessario del cammino cristiano. La musica, dunque, viene a porsi quale “pontefice”, nel senso più etimologico possibile di “pontem-facere”, cioè creare un ponte tra il fisico e il metafisico e deve necessariamente mettere in comunicazione “l’io con Dio”. Dopo questa, a mio avviso doverosa premessa, mi preme ricordare il Magistero della Chiesa ed in particolar modo il documento “Sacrosanctum Concilium” nelle norme 116 e 117 che assegnano al canto gregoriano la dignità di canto proprio della liturgia romana accanto alla polifonia sacra. Questi gli elementi primari che hanno fatto sì che il mio iter compositivo prendesse atto. Il brano, infatti, può esser ben diviso in due macro-sequenze: il testo alleluiatico rimane invariato e privo di versetti (declamati dal lettore) ma nella parte prettamente musicale si è voluto creare o rigenerare un linguaggio che oscilli tra la salmodia con note ribattute e piccoli melismi propri delle regole compositive gregoriane. La seconda macrosequenza può facilmente esser ricondotta alle norme liturgico-rinascimentali ove la polifonia prende atto nella maniera accordale e seguendo le direttive imposte dal Concilio di Trento, il quale non disdegnò certo l’incontro e, talune volte, lo scontro delle voci ma innestate in una intelligibilità testuale. Ecco allora che le ultime quattro misure risentono appieno della musica quattro-cinquecentesca di derivazione madrigalistica e mottettistica. Ultimo elemento che consciamente viene inserito è un continuo procedimento di quinte e ottave parallele. Nella teoria musicale e “accademica” questi vengono considerati errori gravissimi ma sono stati messi in atto per richiamare le origini cristianocentriche di un’Europa del IX secolo ove la nascita polifonica avveniva attraverso un procedimento proprio di quinte e ottave parallele. Ben lungi dalle moderne “schitarrate” e “canzonette” pseudo-liturgiche, occorre educare il fedele ad una musica sacra che non ha il compito di intrattenere o attirare (meglio sarebbe dire accalappiare) i giovani per riempire banchi e scranni sempre più vuoti ma di cercare la sacralità dell’uomo e la santificazione della sua anima. È questo il compito della musica sacra e del mio lavoro compositivo: far comprendere che noi abbiamo bisogno di una felicità e di un amore che è molto più alto e molto più puro, far capire che l’essere umano nasconde una sacralità e un’importanza primaria su ogni altra creatura. Lo stesso Severino Boezio asseriva che l’uomo risuona della musica degli astri, ‘sì che esso diviene speculum Dei”.

Vincenzo Pernisco (Diplomato AFAM in Chitarra e perfezionato poi in chitarra classica e moderna, diplomato in Musica Elettronica al Conservatorio di Bari e perfezionato in Acustica musicale. Docente di Musica presso la scuola Secondaria), ha composto il Kyrie per coro misto e organo, il Santo, l’Amen e l’agnus Dei per archi.

“Le composizioni scritte per la messa sono state ispirate dalla semplicità del santo Francesco di Assisi e hanno voluto riproporre le atmosfere delle antiche antifone gregoriane unite ad un linguaggio più moderno, seppur tonale, ispirato a compositori come Samuel Barber, Arvo Part, Maurice Duruflé ed altri in un linguaggio che parla all’uomo contemporaneo seppur legato alla medievalità e austerità francescana. L’uso del contrappunto è stato sviluppato basandosi inizialmente sulla tradizione dello stile severo e poi sviluppato in armonie ariose e contemporanee. La ritmica è sempre in tempi tagliati in modo da rendere la prevalenza nei valori lunghi e nel sostegno della voce che delinea l’andamento melodico nella tessitura delle varie estensioni vocali”.

Orazio Saracino (Diplomato in pianoforte classico e jazz I e II Livello e in Composizione II livello è specializzato in Colonne Sonore. Laurea in Ingegneria per la tutela del Territorio presso il Politecnico di Bari. Svolge la sua attività di pianista e docente AFAM e di docente di Composizione per la Musica Applicata presso il Conservatorio “G. Briccialdi” di Terni; inoltre, è autore di trattati di teoria musicale e di partiture), autore del Ringraziamento.

“L’ispirazione nasce proprio dal titolo del canto che mi è stato affidato: il Ringraziamento, uno dei momenti di massima intimità della Liturgia. Desideravo una musica che esprimesse una gratitudine profonda e una pace sincera, priva di picchi di solennità e pensata quasi come una voce sussurrata per accompagnare celebranti e fedeli nella chiusura del rito. Nel mio processo creativo ho unito una certa sensibilità alla scrittura moderna, con il linguaggio evocativo della composizione per immagini (ambito di cui mi occupo professionalmente), lasciandomi guidare dall’idea di un’emozione collettiva e condivisa.”

Antonio Tarantino (tonitarantino.com; vedi intervista Visti da vicino di Annarita Risola del 19 nov. 2023), ha composto il brano della Comunione.

“Ho composto questo brano per accompagnare il momento della Comunione nella messa dedicata a San Francesco. L’ispirazione nasce dal desiderio di tradurre in musica il cammino dell’uomo verso l’incontro con Dio. Il brano si apre con sonorità eteree, che evocano l’elevazione dello spirito. Il ritmo del coro richiama invece il movimento dell’assemblea che, in fila, si dirige verso la Comunione. Dopo averla ricevuta, questo cammino diventa interiore: lo spirito si innalza progressivamente, attraverso sonorità sempre più distese, fino a raggiungere un momento di distensione totale. Da questa quiete nasce l’ultimo crescendo, che conduce a un accordo diminuito con l’aggiunta della sesta eccedente: sonorità che ho scelto per simboleggiare l’imperfezione dell’uomo. Il brano si conclude poi, inaspettatamente rispetto alle sonorità dell’esposizione e dello sviluppo, con un accordo maggiore. È il simbolo dell’incontro con Dio e della pace che questo incontro porta nell’anima”.

Concludiamo questa nostra intervista con Pasquale Nisi (Laurea Magistrale in composizione) che ha diretto le messe dell’1 e 11 ottobre 2026 oltre che comporre il brano dell’Introito, il Finale e co-comporre quello dell’Offertorio.

“L’ispirazione per questa Messa dedicata a San Francesco nasce da un’idea di percorso spirituale. Ho scritto la prima e l’ultima parte di questa Messa, quindi, ho potuto avere due momenti volutamente contrastanti. La prima parte (Introito) è affidata a un linguaggio contrappuntistico complesso. Volevo rappresentare il travaglio interiore, la ricerca, la molteplicità del mondo. Voci indipendenti che si inseguono, si scontrano e si intrecciano in imitazioni strette, come a simboleggiare la tensione dell’uomo verso l’Assoluto, la complessità del cammino di conversione di Francesco stesso. L’ultima parte, “Il Finale”, opera invece una totale rarefazione del linguaggio. Dopo tutta quella densità, ho voluto arrivare alla semplicità. Un linguaggio volutamente spoglio, quasi essenziale, fatto di intervalli puri e di risonanze chiare. È il punto d’arrivo francescano: la complessità si dissolve nella pace. Dalla dottrina si passa alla contemplazione, dal molto al poco, dal contrappunto elaborato al canto semplice. È la povertà intesa come pienezza, che è il cuore del messaggio di San Francesco. In questo senso l’intera Messa è un’anabasi: un’ascesa dalla terra al cielo, verso la luce”.

In questi due eventi lei ha avuto due ruoli, quello di Direttore d’orchestra e di compositore, in quale ha provato maggiore emozione?

“Ciò che mi ha emozionato di più, nella doppia veste di compositore e direttore, è stato proprio il momento di verifica, il passaggio dall’idea astratta alla realtà sonora. Come compositore vivo nella dimensione dell’immaginazione: tutto è nella mente, sulla carta. È un lavoro solitario, fatto di idee e scelte. Come direttore, invece, vivo l’emozione opposta e complementare: vedere quel lavoro prendere vita. Quello che mi emoziona davvero è quell’istante in cui alzo la bacchetta e capisco immediatamente, senza filtri, se le idee che avevo immaginato sono funzionali, se una scelta regge, se un equilibrio orchestrale è efficace. È un momento di verità assoluta. L’orchestra è lo specchio più sincero che esista. Non mente. Ti dice subito cosa funziona e cosa va ripensato. E questa possibilità di chiudere il cerchio, di essere artefice e allo stesso tempo primo ascoltatore critico della propria opera, per me è un privilegio grande”.

All’organo il M° Tommaso Reho.

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