Che cosa sottostà all’espressione della rabbia? Gli psicologi dicono la mindfulness ovvero la consapevolezza, nel caso dello stato rabbioso, che dir si voglia, l’avere ragione e non essere riconosciuti nella propria, diciamo così, posizione di partenza colloquiale.
In realtà per dare luogo ad un cambiamento duraturo bisogna prendere coscienza delle risorse nascoste nello stato emotivo della rabbia. È un lavoro di mobilitazione delle abilità personali, chiamate soft skills che comprendono in primis la fiducia in se stessi. La rabbia ha una sua escalation ma una persona può co-costruire il proprio assetto psicoemotivo, qualora abbia una ottimale consapevolezza, proprio confrontando le proprie reazioni che a volte appaiono devastanti.
Molti rapporti sentimentali si bloccano, altri traggono alimento dal dissentire che vissuto serenamente dà la giusta misura per una “rabbia da coltivare”, si potrebbe affermare. Infatti il lato positivo di essa è la sua funzione protettiva consistente nella difesa dai pericoli e dai potenziali torti nel gioco della comunicazione.
Inoltre è importante esperire sensazioni di rabbia perché poi ci si conosce meglio, poiché ancora questo stato mentale contribuisce a far capire quale aspettativa è stata disattesa.
L’augurio è non colpire impunemente chiunque, esercitiamoci.
