La rabbia è un’emozione distruttiva a volte ma anche co-costruttiva. Affrontando questo tema della rabbia viene naturale chiedersi se ad essa si accompagnino diagnosi di depressione, ansia e rilievi traumatici. Per intervenire su questo ipotetico quadro sintomatologico occorrono strumenti e pratiche dirette e non semplicemente il fai da te che non risolve il problema della rabbia dalla radice.
Alla base di questa emozione universale si nascondono fattori scatenanti e distorsioni percettive, che in realtà sono la stessa cosa.
In soldoni c’è un detto che recita “chi mal intende peggio risponde”. È facile reagire a volte in maniera animata, per così dire generalizzando, se ci si sente attaccati e quindi ci si prepara a “parare i colpi”. È di poi in tale contesto considerare in seconda istanza la prospettiva della rabbia intesa come il fulcro della costruzione di ponti. La quiete dopo la tempesta insegna, e non soltanto nel senso della sostenibilità ambientale. Ma il peccato di Caino grida ancora vendetta al cospetto di Dio. In realtà il mondo è unito, passando dalla protesta alla proposta, grazie all’ausilio della mediazione diplomatica internazionale. Se dunque si sfascia un rapporto è dai “cocci” che si scelgono gli elementi adatti alla creazione di una nuova struttura , una realtà a volte tridimensionale, ovvero caratterizzata dalla profondità.
Rallegriamoci quindi, arrabbiamoci pure anche a costo che però si salvi la relazione, fondamento per la vita sociale interattiva e tipica del genere umano in cui ancora, anche se sta volta con fatica, ci riconosciamo.
